Campi Flegrei, individuata la “zona calda” che causò i terremoti degli anni Ottanta

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Un gruppo di ricercatori italiani ha individuato al largo di Pozzuoli, a circa quattro chilometri di profondità nel mare, la ‘zona calda’ che è stata all’origine dei terremoti dei primi anni Ottanta nei Campi Flegrei. Lo studio, pubblicato di recente sulla rivista Scientific Reports, è stato guidato dal fisico salernitano – e napoletano di adozione – Luca De Siena, dal 2014 di stanza nel Dipartimento di Geology and Petroleum Geology dell’Università di Aberdeen, in Scozia.
Nel team anche Giovanni Chiodini dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Sezione di Bologna), Giuseppe Vilardo, Edoardo Del Pezzo e Mario Castellano dell’Osservatorio Vesuviano, Simona Colombelli dell’Università “Federico II” di Napoli, Nicola Tisato dell’Università del Texas e Guido Ventura della sezione romana dell’INGV.
I ricercatori hanno preso in esame gli anni del bradisismo del 1983-84. “Adesso abbiamo una specie di film della crisi. Dopo quel periodo non ci sono quasi stati più terremoti­, però possiamo cominciare a capire meglio ciò che sta succedendo oggi perché comprendiamo quanto è accaduto all’epoca – spiega De Siena a IlDenaro.it –. Abbiamo individuato una zona che conteneva probabilmente magma, fluidi molto caldi che hanno rotto la situazione di equilibrio che c’era in precedenza. L’input arrivava dal mare di fronte a Pozzuoli: sembra che là ci fosse la zona calda di attivazione di magma fluido e che la crisi sia finita, in maniera abbastanza inaspettata, quando si è aperto un condotto, un passaggio verso Monte Nuovo, verso la parte ovest della caldera e il Lago d’Averno”. Quest’area, in particolare, era localizzata “attorno ai quattro, quattro chilometri e mezzo di profondità e ha causato l’ultima grossa attività sismica del vulcano”. Attualmente la superficie più interessata dal rischio è “la Solfatara, perché i terremoti si sono spostati verso est, non sono più nell’area di Monte Nuovo, ma puntano tutti verso Napoli, la zona superattiva è Pisciarelli”.
Pentola bollente – “Ora ci stiamo occupando del rumore sismico – precisa l’esperto –, utilizziamo il rumore che il mare, il vento fanno per vedere dentro il vulcano, queste diventano le nostre sorgenti di illuminazione. È un lavoro che stiamo facendo con il capo dell’Osservatorio”. L’attuale stato di allerta dei Campi Flegrei è al livello giallo: “Le curve dei gas si stanno allineando con quelle di altri vulcani in giro per il mondo che hanno avuto eruzioni durante il periodo medievale. Il fattore notevole è che non ci sono più terremoti, c’è una sorta di spugna ripiena di fluidi che si sta scaldando da sotto e dà l’immagine della pentola bollente”.

Paola Ciaramella