L’aiuto richiede silenzio e ascolto

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«Considerando quanto sono comuni le malattie, quale tremendo cambiamento spirituale implicano, quanto sorprendenti, una volta che si spengono le luci della salute, siano i paesi sconosciuti che allora si scoprono, quali desolazioni e deserti dell’anima un leggero attacco d’influenza porta alla luce, quali precipizi e prati cosparsi di fiori colorati svela un minimo aumento della temperatura, quali querce antiche, tenaci si sradichino dentro di noi nella malattia, come sprofondiamo giù, nel pozzo della morte, con le acque dell’annichilimento che si richiudono sulle nostre teste e come al risveglio crediamo di trovarci alla presenza di angeli e arpisti quando ci estraggono un dente e ritorniamo alla superficie nella sedia del dentista e confondiamo il suo “si sciacqui la bocca, si sciacqui la bocca” con il saluto della divinità che dal pavimento del cielo s’inchina per darci il benvenuto – quando pensiamo a tutto questo e a molto altro ancora, e siamo frequentemente costretti a farlo, allora diventa davvero strano che la malattia non abbia preso lo stesso posto dell’amore, della guerra, della gelosia tra i più grandi temi della letteratura.»

Virginia Woolf

Il Carattere è determinante e si esprime con forza soprattutto quando si sta male. Molto male. Sto parlando con un amico, lui sta affrontando in modo coraggioso un periodo difficilissimo della sua vita. Sono ammirato da quello che esprime con il suo comportamento e come sta reagendo nella ricostruzione della sua esistenza, accettando le attuali inevitabili mancanze e la pesantezza di nuovi ritmi fisici e mentali. Penso, mentre lo ascolto, che di fronte a grandi traumi si esprimano i tratti fondamentali della propria personalità. Questo può avvenire per crisi motivazionali, relazionali, professionali, o fisiche. C è chi fugge, chi rinuncia, chi elabora alibi e chi affronta con coraggio quello che sta accadendo cercando di controllarlo e cambiarlo. Stiamo parlando, in questa stanza in leggera penombra senza rumori e questo è un momento d’incontro di valore. Lui racconta fatti, sentimenti, progetti, timori, speranze. Si fida e confida, forse mi chiede un aiuto ma nello stesso tempo sa che è impossibile. Vorrei aiutarlo ma nello stesso tempo sento che è impossibile. Ci sono momenti o situazioni, dove si è inevitabilmente soli ed essere aiutati è impossibile. Vorrei usare parole che lo potessero aiutare nella sua tristezza, nella sua rabbia, nella sua inquietudine. Lui è cambiato. Il dolore ci cambia e inevitabilmente cambia il nostro modo di essere nel mondo e cambia così il modo di comunicare con gli altri. Ogni dolore che prova il corpo si accompagna a risonanze della mente, dell’anima. Bisogna rispettare questo cambiamento e la solitudine che ha prodotto ma essere presenti ascoltando. Mi accorgo che l’ascolto profondo è la migliore comunicazione, quando non ci sono le parole per dirlo. Parole che nel momento stesso in cui sono espresse, anche se con sincerità emotiva, non riescono a superare il divario tra quello che dicono nel loro suono e quello che vorrebbero nel profondo. Allora penso che ci siano parole speciali, quelle del silenzio quando la relazione è nutrita dalla fiducia. Le grandi emozioni della vita, belle e brutte, ci trovano soli, anche se abbiamo vicino persone che ci amano. In questa solitudine, che non può che essere tale, il silenzio di chi sa ascoltare in profondità, può dare un senso, una leggerezza che ne lambisce il crinale. Sono qui e lo ascolto e sento che lui capisce il mio sforzo e quindi è questo il valore che arriva. Parlare è facile comunicare difficilissimo ma è ciò che rende la vita meritevole d’essere vissuta. Si aiuta agendo concretamente e ascoltando intensamente. Ascoltare senza fare o fare senza ascoltare sono diversamente comportamenti violenti o stupidi.