La variazione è avanzamento

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Se c’è una cosa abbondante sono i problemi.
Se c’è una cosa infinita sono i soggetti che creano problemi cercando di risolverli.
Non fare nulla, scomparire, ecco cosa dovrebbero fare molti per essere veramente utili.
Anche il traffico per esempio, sono a Napoli ora e mi accorgo che ci sono problemi ma per incasinare davvero tutto occorre che arrivino i vigili.
Riflettiamo su cosa significa problema, termine tra l’altro strausato anche a sproposito.
Un problema è la variazione rispetto a una norma utile per raggiungere uno scopo. Quindi problem solving è il termine che indica l’insieme dei processi per analizzare, affrontare e risolvere situazioni problematiche, per raggiungere una condizione desiderata da una condizione data.
La variazione rappresenta un impedimento, un ostacolo di cui bisogna capire le cause per eseguire una decisione tra scelte considerando gli eventuali rischi.
Quindi si può capire un problema solo collegandolo a
una norma e a uno scopo, in una organizzazione a un ruolo organizzativo e ai suoi obiettivi professionali.
Possono esserci tre sbocchi rispetto alla soluzione: quello di adeguamento in cui si abbassa la norma e lo scopo (così presente in molti campi della nostra vita soprattutto in questo momento) definendo quindi la nuova situazione non più problematica ma, appunto, di impoverimento; quello di ripristino dove colte le cause si rimette a posto la norma e quindi lo scopo, tornando alla situazione precedente; oppure di sviluppo, dove si coglie la variazione per alzare lo scopo e quindi la norma.
In questo caso il problema, la variazione può essere un’opportunità per il cambiamento scoprendo magari che proprio lo status quo ovvero il ripristino è quello che blocca lo sviluppo: pensate alla burocrazia.
Proprio per questo motivo la capacità di chi decide in
situazioni complesse è quella di avere visioni d’assieme e
processi decisionali evoluti,di avere pensiero strategico e sogno.
La visione d’assieme è fondamentale, soprattutto per chi ha potere e deve guidare per attrarre e il pensiero strategico per rendere plausibile quello che si fa.
Queste due componenti creano il senso e lo scopo.
Se non si sa qual è lo scopo spesso quello che si fa non ha senso, anche se sembra ben fatto.
Quando gli scopi sono tra di loro contrastanti (e questo nella complessità è normale) serve un quadro complessivo che li ricomponga e ne dia un significato logico, dove si capisca che anche se si perde qualcosa in termini più ampi, si guadagna.
Bisogna che i decisori sviluppino processi intelligenti e rendano più chiara la connessione e la comunicazione
sulle implicazioni forti tra il mezzo (ciò che serve) e lo scopo (quello che si vuole ottenere) e quindi il senso delle
variazioni, che creano nuovi problemi ma anche nuove
soluzioni.
Molto spesso accade, purtroppo che quando il mezzo è, o
Diventa, inadeguato la cosa più facile da farsi è quella di
abbassare lo scopo anziché cercare di aumentare il valore
del mezzo e in generale delle risorse.
Credo che nelle logiche evolutive dovrebbe essere lo
Scopo (la visione e il senso) a guidare il gioco del cambiamento.
Voglio dire che le risorse, I mezzi sono una variabile dipendente, quando invece determinano lo scopo, allora questo diventa, inevitabilmente limitato e irraggiungibile.
Voglio dire che se le risorse diventano un vincolo, allora
anche dichiarare scopi alti, è una mistificazione perché si sa che non si potranno raggiungere.
Se invece lo scopo è voluto intensamente le risorse, occorre usarle e farle crescere.
Soprattutto quelle umane.