Putin? Una storia già vista. Sarà risucchiato nel baratro che lui stesso ha scavato

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in foto Vladimir Putin durante la parata del 9 maggio

La settimana che sta per concludersi è stata densa di eventi di genere diverso, sia positivi che negativi, quasi tutti ricollegabili alla guerra in Ucraina. L’ Italia ha rubato la scena perché il professor Draghi, recatosi a Washington in visita a Biden in qualità di Capo del Governo italiano, si è visto investito, seppure in maniera informale, dal presidente che lo ospitava, del ruolo di referente e forse qualcosa in più per gli USA da questo lato dell’oceano. Se son rose, fioriranno, ma al momento non sarebbe prudente adagiarsi sognando gloria. Difatti quanto è stato accennato, domenica prossima sarà completato, giusto perché non manchi niente, da decisioni di primaria importanza. Esse assumeranno contestualmente caratteristiche simili a quelle di un fiume che sia stato completamente deviato. Più precisamente, l’ effetto equivarrebbe a una deviazione del Po che lo portasse a sfociare non più nell’alto Adriatico ma tra le Marche e l Abruzzo. Nella realtà il riferimento va alla decisione storica della Finlandia di voler entrare nella galassia dei paesi NATO. La signora Marin, premier di quel paese, darà la notizia ufficiale della decisione presa insieme al presidente dal cognome difficilmente pronunciabile, nella giornata di domenica. Subito dopo toccherà alla Svezia, che già ha annunciato di aver deciso di fare il grande passo analogo. Il perché di tanta enfasi sul comportamento di due stati che, facendo un pò di conti, non hanno mai pesato in maniera determinante sull’equilibrio geopolitico del Vecchio Continente, lo si individua senza alcuno sforzo particolare. Finlandia, Svezia e Norvegia, insieme alla Danimarca, sono accomunati nei ricordi scolastici nella definizione di Paesi Scandinavi. Essi hanno conservato per lunghi anni la condizione di paesi neutrali. Quello che sta per fare la Finlandia è paragonabile a un vero e proprio cambiamento orografico di un fiume, destinato senz’altro, appunto come tale per di più in piena, a cambiare gli equilibri più che stabili del nord Europa. Processo analogo avevano subito anni addietro i tre paesi baltici, Lettonia, Lituania e Estonia, dirimpettai della penisola scandinava. La reazione del Cremlino non si è fatta attendere, tant’è che il portavoce della nomenklatura si è affrettato a indossare i panni del castigamatti di turno, minacciando l’ampliamento del conflitto al mondo intero, questa volta con l’utilizzo di ordigni nucleari. É pur vero che can che abbaia non morde e che chi vuol colpire difficilmente avverte, ma provenendo il tutto da personaggi notoriamente instabili e quindi inaffidabili, è bene non sottovalutare la loro incoscienza. Una vicenda che invece rischia da subito di complicarsi ancor più è quella dello smaltimento del grano ucraino ancora nei silos che potrebbe diventare una bomba, questa volta non nel senso letterale del termine, principalmente per i paesi del Nordafrica ma anche di diversi altri. Tutti comunque accomunati da una triste caratteristica, l’estrema povertà. È noto che l’ Ucraina al momento non dispone di sbocchi a mare, assediata com’è dalla marina militare russa. Si sta organizzando perciò una forma alternativa di trasporto su gomma del grano, per imbarcarlo in un porto europeo. Semmai Putin decidesse di contrastare tale programma, avrebbe gioco facile intervenendo alle frontiere con qualche pretesto. Non fosse altro che per far ritardare le operazioni di trasporto, con pesanti compromissioni delle caratteristiche mercantili del frumento. C’è di più. Tra meno di due mesi sarà pronto il nuovo raccolto. Se non si troveranno vuotati i silos attualmente pieni di prodotto dell’annata precedente, non si potrà stivare il raccolto di quest’anno. Intanto nei paesi più poveri del pianeta sta già crescendo l’incubo di una carestia in piena regola. Solo per dare un’ idea approssimativa della vastità del problema, è bene ricordare che Russia e Ucraina insieme producono più del 50% del totale mondiale di grano. È facile così farsi un idea, seppure grossolana, di quanto prodotto possa venire a mancare, soprattutto nei paesi più poveri, a chi fa conto principalmente su di esso per vivere. Alcuni di quei paesi si sono messi già nella logica del razionamento alimentare. Esso si accosta al mai risolto problema della fame nel mondo nella sua portata più ampia. Di tanto dovrebbero ammettere le proprie colpe I paesi cosiddetti civili e l’argomento merita ben altra attenzione in un contesto più adeguato. La parola razionamento, che insieme a contingentamento sarebbe dovuta rimanere, almeno in Europa, uno sgradito ricordo del tempo di guerra, come tale abbandonato nell’angolo più buio di una cantina, si sta affacciando con insistenza crescente all’uscio di molti paesi civili, tutta l’ Europa in primis. Non interessa, per ora, direttamente il comparto alimentare, che però non ne è completamente estraneo. Si tratta del più che probabile razionamento energetico che dovrà essere messo in atto dai condomini della Casa Comune. Ciò a causa del comportamento non commentabile di Putin che ordina cervelloticamente la chiusura ad horas dei rubinetti di quello o quell’altro gasdotto.La Gazprom, che nel dramma in scena interpreta la parte del servitore sciocco, si limita a eseguire passivamente quelle decisioni né strategiche, né tattiche, ma solo umorali, quindi assolutamente imprevedibili. Fare figure di niente per quella società è ormai pane quotidiano. Il problema diventerebbe grave dal punto di vista alimentare solo in minima parte perché dove si cucina per il fabbisogno giornaliero scarseggerebbero le fiamme. Tutta l’industria delle preparazioni alimentari, che sono divenute componente fondamentale delle diete dei paesi evoluti, sarebbe costretta a ridimensionarsi e i disagi, per usare un eufemismo, derivanti salirebbero alle stelle. Sembrerà bizzarro, ma a malincuore bisogna ammetterlo, che gli eventi che stanno seguendo i propositi di personaggi truculenti come Putin e chi gli sta dando manforte, si accingono a sortire effetti molto simili a quelli di una guerra atomica anche senza l’uso di testate nucleari. Lo sconforto potrebbe cogliere anche i più freddi e razionali osservatori per un motivo che sta diventando, giorno dopo giorno, sempre più evidente.
Putin non ha nessuna intenzione di interloquire con chiunque al fine di negoziare la pace. Vuole arrivare fino in fondo al baratro che ha cominciato a scavare, costi quel che costi. Racconta e illustra ai suoi connazionali fandonie enormi a cui ormai probabilmente crede anche lui, come la prosperità del sistema economico del suo paese nonché del rublo. La storia ha assistito a tante vicende simili, anche nel passato recente. Triste ma vero, il più delle volte le stesse si sono concluse con una brutta fine per chi le aveva portate sulla scena. Secondo l’archeologia biblica Sansone preferì lasciare questo mondo insieme al popolo che lo aveva umiliato, i Filistei, facendosi crollare addosso un tempio. Chissà come si sarebbe comportato quello sventurato personaggio, se avesse avuto a disposizione i droni o qualcosa di simile.