Usa, un’astrofisica italiana alla guida del team che ha osservato la nascita di un buco nero

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È probabilmente nato “senza camicia” il corpo celeste super-compatto (un buco nero di massa stellare o una stella di neutroni fortemente magnetizzata) partorito dell’anomala esplosione, molto più luminosa e rapida di una normale supernova, vista comparire lo scorso giugno nella galassia nana Cgcg 137-068 a 200 milioni di anni luce dalla Terra, nella direzione della costellazione di Ercole.
Sarebbe dunque la prima volta che viene osservata l’emissione associata alla nascita di una stella di neutroni o di un buco nero in accrescimento, normalmente oscurata dai densi strati di polveri e gas residui dal collasso gravitazionale di una stella massiccia a fine vita. Questa la conclusione di uno studio, in via di pubblicazione su Astrophysical Journal, condotto da una vasta collaborazione internazionale guidata dall’italiana Raffaella Margutti della statunitense Northwestern University, a cui hanno partecipato anche ricercatrici e ricercatori dell’Istituto nazionale di astrofisica.
“Sappiamo dalla teoria che buchi neri e stelle di neutroni si formano quando una stella massiccia muore, ma non li abbiamo mai visti subito dopo la loro nascita”, commenta Margutti. Tutto inizia il 17 giugno 2018, quando i telescopi gemelli Atlas alle Hawaii individuano una nuova luce in cielo, simile a una supernova ma dalle caratteristiche peculiari e inedite. A questo “oggetto transiente”, che accende immediatamente l’interesse di astrofisici di tutto il mondo, viene assegnata la sigla At2018cow, e quindi – inevitabilmente – denominato “the Cow”, ovvero “la Mucca”.