Aeroporto di Salerno, aumento di capitale flop. Paga la Regione

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In foto l'aeroporto di Salerno "Costa d'Amalfi"

Regione Campania ancora una volta in soccorso della società Aeroporto di Salerno. Con un decreto firmato dal presidente Vincenzo De Luca, il numero 109, Palazzo Santa Lucia interviene per coprire il buco lasciato dai soci del Consorzio Aeroporto SalernoPontecagnano, a sua volta controllante della società di gestione Aeroporto di Salerno. Dalle casse dell’ente escono 3.582.623,05 euro che vanno ad integrare un esborso già effettuato in sede di delibera dell’aumento di capitale. Ma facciamo un passo indietro: il 10 luglio 2017, con atto firmato dal notaio Giuseppe Monica di Salerno, viene deliberato dal Consorzio un aumento di capitale di 5 milioni di euro. Regione Campania e Regione Basilicata aderiscono, con un supporto minimo della Camera di Commercio di Salerno. Gli altri soci, dal Comune di Salerno all’amministrazione provinciale, passando per i Comuni di Bellizzi e Pontecagnano Faiano, non partecipano all’operazione. Si arriva così, alla scadenza del termine epr il versamento effettivo dei soldi nelle casse della società consortile (il 28 febbraio del 2018) a una quota di 1.416.378,41 euro. Il resto viene tecnicamente definito capitale inoptato e la Regione Campania, socio di maggioranza, può rilevarlo entro il 10 luglio 2018, cioè ieri. Opzione che viene esercitata e che consente all’amministrazione guidata da De Luca di prendere il controllo totale delle operazioni, ivi compresa la gestione dei fondi pubblici in arrivo dal Governo. Non va infatti dimenticato che il decreto Sblocca Italia, approvato a suo tempo dal Governo Renzi, assegna alla società di gestione dello scalo salernitano 40 milioni di euro. A patto che le opere infrastrutturali previste nel piano industriale vengano cantierate entro il 31 dicembre 2018. Inoltre c’è la questione della rete regionale degli aeroporti e dell’accordo tra Aeroporto di Salerno e Gesac, la società di gestione dell’Aeroporto di Napoli Capodichino. Nel documento firmato da De Luca si fa riferimento al “risanamento del capitale sociale per un importo sufficiente alla copertura del periodo occorrente al completamento del processo di fusione fra le due società di gestione in argomento che dovrà avvenire, come concordato, entro il primo semestre 2018 (in realtà 2019, qui c’è un refuso, nda)”. Qui si apre un altro fronte, perché per rendere operativo l’accordo e ottenere le previste autorizzazioni da parte dei ministeri competenti bisogna presentare il piano industriale integrato Napoli-Salerno. Senza questo documento tutto si blocca, tant’è vero che in maniera del tutto irrituale nel decreto che autorizza l’aumento di capitale De Luca fa scrivere che “si resta in attesa di riceve il piano industriale integrate entro le tempistiche indicate”. Una corsa contro il tempo dalla quale dipende il futuro di una delle più importanti infrastrutture del Mezzogiorno.