Autunno, il gusto è preso in “castagna”

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Autunno = castagna. Il castagno,”l’italico albero del pane” (Pascoli), il pane di montagna perché il principale alimento per i contadini abitanti delle terre alte, chiamato anche pane dei poveri, è a rischio di estinzione. Autunno = castagna. Il castagno,”l’italico albero del pane” (Pascoli), il pane di montagna perché il principale alimento per i contadini abitanti delle terre alte, chiamato anche pane dei poveri, è a rischio di estinzione. E’ quanto emerge dai dati Coldiretti: quest’anno la produzione nazionale è scesa al di sotto dei 18 milioni di chili dello scorso anno e pari ad appena 1/3 di quella di 10 anni fa. Il 2014 si è distinto per il calo nei raccolti di tutti i prodotti agricoli dell’autunno italiano con l’olio in riduzione del 30 per una produzione attorno a 300mila tonnellate oltre il 15 per cento in meno rispetto allo scorso anno e la vendemmia che rischia di essere la più scarsa dal 1950, con una produzione di vino che potrebbe scendere fino a 41 milioni di ettolitri. Per quanto concerne le castagne la riduzione è derivata  dall’eccesso di precipitazioni e dagli attacchi dell’insetto killer cinese “Cinipide galligeno del castagno” che dal 2002 sta decimando i raccolti. Una brutta batosta per un prodotto che nel 1911 aveva fatto registrare 829 milioni di chili senza contare poi l’importanza del castagno nelle aree collinari e montane, oltre che per la produzione di frutti e legno, per la tutela dell’assetto ambientale ed idrogeologico. Il decremento dei raccolti italiani ha inesorabilmente incentivato fin quasi a raddoppiare le importazioni (dai 38,7 milioni di euro del 2012 ai 67,8 milioni di euro del 2013) e la cosa peggiore è che abbiamo più del 50% di possibilità di ritrovarci a mangiare, completamente ignari, castagne straniere originarie soprattutto da Spagna, Portogallo, Turchia e  Slovenia. Con molta probabilità infatti, per l’assenza di una procedura trasparente di etichettatura (vedi articolo inerente di sabato scorso su Il Denaro on line), le castagne importate vengono spacciate come nazionali minando anche le produzioni locali perdurate fino ad ora. Se sotto l’aspetto quantitativo la situazione è allarmante, sotto l’aspetto qualitativo il primato italiano è comprovato dalla presenza di ben dodici tipi di castagne che hanno conseguito il riconoscimento europeo. Da noi in Campania abbiamo  la Castagna di Montella Igp e il Marrone di Roccadaspide Igp, , in Veneto il Marrone di San Zeno Dop e i Marroni del Monfenera Igp, in Piemonte la Castagna Cuneo Igp e il Marrone della Valle di Susa Igp, in Emilia Romagna il Marrone di Castel del Rio Igp,  in Toscana  il Marrone del Mugello Igp, il Marrone di Caprese Michelangelo Dop, la Castagna del Monte Amiata Igp e la Farina di Neccio della Garfagnana Dop e nel Lazio la Castagna di Vallerano Dop, inoltre la Castagna essiccata nei tecci di Calizzano e Murialdo, in Liguria, Presidio Slow Food. I marroni dalla forma ovoidale e meno a goccia rispetto alla castagna, sono  più grossi, scuri, disomogenee nel colore, un po’ striati di chiaro, ed eliminata la scorza dura esterna, la pellicina che ricopre la polpa risulta più facile da togliere rispetto a quella delle castagne selvatiche. Il marrone, quasi sempre garantito da una denominazione protetta, è più dolce e non tende a spezzarsi, per tal motivo è privilegiato in pasticceria e dall’industria dolciaria (marron glacè, ma anche crema di marroni, marronata, mont blanc, etc…). La castagna selvatica (non é il frutto del castagno, il frutto è il riccio e la castagna ne costituisce il seme)invece si presta maggiormente per la realizzazione di pani, farine, zuppe, caldarroste o semplicemente a essere lasciata bollire in acqua con alloro, in breve come C. Callegari scrisse: “È bella la castagna, è liscia e ben vestita; è frutto di montagna, è dolce e saporita. Se vien dalla padella col nome di bruciata la castagnetta bella è subito sbucciata. Se vien dalla pignatta col nome di ballotta per tutti i denti è fatta perché morbida e cotta. Se vien dal seccatoio si serba per l’annata; con piacer l’ingoio che sembra zuccherata. Insomma in cento modi si mangia la castagna. Cantiamo pur le lodi del frutto di montagna”. Cosa aspettate dunque a concedervi un “cuoppo” di caldarroste fumanti e profumate, una zuppa di lenticchie e castagne o, per concludere, un dolce mont blanc?