Csm contro la riforma. Uffici verso il blocco

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È sempre più probabile un blocco dell’attività degli uffici che dipendono dal lavoro dei magistrati onorari. Il Csm, infatti, a sorpresa boccia la riforma in corso di approvazione in parlamento e addirittura ritiene eccessivo il compenso annuale di 25mila euro lordi stabilito dal Governo. Sciopero unica strada Una circostanza che Federmont, la federazione dei magistrati onorari di tribunale, ritiene inaccettabile. Se il plenum approverà il documento i magistrati onorari organizzeranno una manifestazione sotto la sede del Csm – la prima nella storia della Repubblica – per invitare l’organo di autogoverno a tutelare l’intera magistratura ordinaria, inclusa quella onoraria”, dicono i rappresentanti nazionali della magistratura onoraria. La scure dell’Ue In realtà il Governo rischia di pagare importi ben superiori se l’Unione Europea condannerà l’Italia nella procedura di infrazione iniziata alcune settimane fa a causa del trattamento precario riservato ai magistrati onorari. Il consiglio superiore della magistratura contrasta con l’orientamento espresso di recente dai capi di importanti uffici giudiziari (tra gli altri il procuratore di Roma Giuseppe Pignatone e quello di Torino Armando Spataro) che hanno ritenuto di condividere le istanze della categoria, volte a riconoscere un trattamento più decoroso, che includa i contributi previdenziali e il congedo in caso di maternità o malattia (ora non previsti) e una retribuzione minima ma garantita per chi svolge a tempo pieno tale attività. Rottamazione anticipata La magistratura onoraria, inoltre, esprime un giudizio sfavorevole relativamente ai passaggi in cui si suggerisce al governo di rottamare giudici di pace e magistrati onorari di tribunale entro un termine non superiore a quattro anni dall’entrata in vigore della riforma, mentre il Governo aveva proposto una proroga di tre quadrienni, per un to- tale di dodici anni. Secondo l’associazione Federmont il Csm non tiene conto della necessità di pre- vedere un regime transitorio che differenzi la posizione di chi per anni ha già svolto tale preziosa funzione, non tanto per accordare ad alcuni che hanno ben operato un riconoscimento meritato, ma per garantire ai cittadini la continuità della funzione in un momento non facile per la giustizia italiana, la cui restituzione a efficienza non certo può discendere dalla sola manutenzione dei codici di procedura, dalle depenalizzazioni pur ampie e dall’introduzione di moduli organizzativi che non possano avvaler- si di risorse umane collauda- te nel tempo.