Disturbi alimentari e pandemia, effetto limbo del Covid sull’alimentazione

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Mancanza d’appetito, leggera nausea, rifiuto verso uno dei piaceri della vita: la tavola imbandita di cibo, dall’altra parte chi del cibo ne ha fatto occasione gradita, con spuntini in ogni momento, pasti abbandonati e ricchi. Il coronavirus ha disorientato molti ed ha avuto non poche ripercussioni sull’alimentazione di tanti. La crisi sanitaria ha acuito i disturbi del comportamento alimentare: allo stress e all’ansia della situazione sociale si sono aggiunte le difficoltà di accedere al sistema sanitario. I medici avvertono un ritardo a causa della saturazione del sistema, con ricadute e più gravi condizioni cliniche per chi soffre di disturbi alimentari. La metà delle nuove segnalazioni riguarda la bulimia nervosa. E da marzo sono quintuplicate le chiamate al numero verde Sos disturbi alimentari. L’età si è abbassata 10-11 anni e c’è una maggiore diffusione del disturbo nella popolazione maschile. Il 50% dei nuovi casi diagnosticati riguarda la bulimia nervosa, caratterizzata da abbuffate seguite poi da episodi di vomito o utilizzo di lassativi per liberarsi dell’eccesso di cibo ingerito, spesso accompagnato dall’utilizzo di droghe, con disturbi della condotta sessuale e della personalità. In molti, invece, fanno i conti con l’anoressia nervosa, che si manifesta con l’ossessione per il proprio peso corporeo e restrizione dell’assunzione di cibo, e binge-eating, cioè abbuffate di cibo non seguite da pratiche di eliminazione come con la bulimia. L’aggravarsi dei disturbi alimentari durante il lockdown ha un’origine post-traumatica. La privazione dagli amici, l’impossibilità di alcuni riti specifici, l’impossibilità di fare sport che accresce la paura di ingrassare, le difficoltà economiche delle famiglie, il peggioramento di relazioni già difficili con i genitori, sono espressioni di un disagio. La paura del cibo è paura nel mondo. Ad esser maggiormente colpiti dai disturbi alimentari sono i giovanissimi, ma anche gli adulti ne soffrono, alcuni col tempo sono diventati bravi nel nasconderlo, ma col lockdown per tanti è stato difficile celarlo ai propri familiari. Il clima di paura vissuto dall’adulto, dalla famiglia, avvertito anche nelle telefonate e videochiamate tra i familiari, unitamente alle tante preoccupazioni per la salute e per il lavoro, hanno sottoposto molti ad uno stress continuo e a tratti insostenibile. Il cibo in questo periodo l’ha fatta da padrona in molte famiglie ed ha assunto un nuovo peso nelle nostre giornate. C’è chi ne ha riscoperto il valore e la bellezza di prepararlo per sé e per gli altri, ma anche chi ha dovuto fare i conti con il fondo da toccare a causa del cibo: rifiutandolo o avvertendo l’acuirsi dei disturbi alimentari, chi ne ha fatto un valore troppo aggiunto o ponendosi la domanda “mi andrà tutto stretto dopo?” Insomma, abbiamo scoperto il cibo e tutto quello ad esso collegato, che talvolta ha ripercussioni sociali e psicologiche.

E’ possibile però chiedere aiuto quando ci si rende conto che si vive un disturbo alimentare o questo si sia acuito, è possibile consultare il sito www.disturbialimentarionline.it per una mappa delle strutture e delle associazioni più vicine. Nel frattempo ho voluto approfondire l’argomento alimentazione nelle sue sfaccettature con la biologa molecolare e nutrizionista specializzata in nutrizione umana e oncologica Giusy Colaps.

  1. Il cibo sta forse assumendo un nuovo peso nelle nostre giornate: dal #andràtuttostretto per chi si è dato alla cucina a chi vive l’esperienza di un disturbo alimentare

un periodo molto particolare, dove passiamo molto tempo con noi stessi e si amplificano le nostre angosce e insoddisfazioni. Sicuramente la casa per antonomasia è sinonimo di cibo, perché la maggior parte dei pasti li consumiamo a casa, come anche i pranzi di famiglia, i cenoni e quant’altro. Fin qui tutto bene, perché il rischio maggiore è di mettere qualche chilo in più, che successivamente con una buona volontà e tra una buona alimentazione e l’attività fisica si recupera il proprio peso forma. Ma il problema nasce nel momento in cui ci sono già delle difficoltà e, rimanendo rinchiusi in casa, si accentuano i pensieri e il frigorifero diventa “la via” più a portata di mano per compensare le forti emozioni. Personalmente, in questa situazione, consiglio di vedere il lato positivo: anche se si è costretti a vivere a tu per tu con i propri problemi, quasi da sentirsi schiacciati, “rincorsi” per casa, consiglio di fermarsi e affrontarli. Come? Rivolgendosi a degli specialisti, per vivere al meglio la “convivenza forzata”, e intraprendere un percorso-psico-nutrizionale, senza aspettare che le cattive abitudini si cronicizzino.

  1. Quando è tempo di rivolgersi ad uno specialista: quali sono i campanelli d’allarme?

Di campanelli d’allarme ce ne sono un bel po’ e prima si sentono, minore è il rischio di incappare in danni gravi per l’organismo o, addirittura, salvare la vita di chi ne soffre. Quindi occorre fare attenzione ad ogni minimo campanello d’allarme per non compromettere la qualità della vita. Quali sono? Per esempio la paura di mettere peso, un calo o un incremento esagerato del proprio peso, difficoltà a mangiare con gli altri, paura di non riuscire a rispettare sempre le proprie abitudini rigide, eccessiva attività fisica solo con lo scopo di bruciare le calorie ingerite. Diciamo che ce ne sono un bel po’, ovviamente vanno considerati alla luce della storia della persona. Il problema principale è che i disturbi dell’alimentazione sono subdoli, perché chi ne soffre tende a nasconderli e non ne ha piena consapevolezza.

  1. Quali sono i consigli per un’alimentazione sana in tempo di pandemia?

La pandemia ha cambiato molto le nostre abitudini alimentari, basta pensare che prima si aveva pochissimo tempo per preparare un pasto e, per rifocillarsi, spesso, si consumavano pasti frugali e confezionati. Oggi, invece, si ha molto più tempo e bisogna utilizzarlo al meglio. Prima ci si lamentava che non c’era tempo, ora non ci sono scuse e possiamo migliorare le nostre abitudini. Un consiglio che posso suggerire, oltre a dedicarsi ai propri hobby compatibili con la “clausura”, è di dedicare tempo alla prima colazione e, se in casa abitano più persone, farla tutti insieme per condividere questo importante pasto della giornata. Bisogna aumentare il consumo degli alimenti indispensabili alla nostra dieta, come per esempio vegetali, frutta, cereali integrali e legumi, che a volte, per motivi di tempo non si preparano spesso. Se cucinare ti rilassa ed è il tuo hobby preferito, ti consiglio di preparare pietanze con pochi grassi e poco sale e di sperimentare nuove ricette con ingredienti leggeri e salutari. Insomma, questo periodo va visto come un modo per resettare le cattive abitudini e introdurne delle nuove e più salutari, e con l’aiuto degli specialisti, nutrizionista e psicologo, sarà più semplice adattarsi al nuovo stile alimentare.  CARPE DIEM!