Il “Don Chisciotte in frammenti” di Stefano Duranti Poccetti: la verità fa capolino attraverso la finzione

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di Massimiliano Craus

“Don Chisciotte in frammenti” di Stefano Duranti Poccetti è l’ultima fatica letteraria edita da Prometheus, pubblicata in frammenti, come è nelle corde dell’autore sapientemente spiegate nel manifesto sulla poetica del frammento stesso e della variazione sul tema. Operazione non nuova, dunque, anche perché l’autore ama queste incursioni di frammenti e lazzi nel variegato mondo della letteratura. Proprio sulle nostre pagine abbiamo già recensito “Frammenti di baseball” del 2019 (vedi qui) che, insieme a “La voce dell’alba”, “Storie del Santo Maledetto”, “Per una nuova Commedia dell’Arte” e “Frammenti della Senna”, appartiene alla prosa lirica a lui tanto cara. Ci offre un contributo nella presentazione del volume Nicola Caldarone: “La vita descritta dalle opere di finzione non è mai quella che realmente hanno vissuto coloro che le hanno inventate e celebrate, ma quella fittizia, quella che hanno dovuto creare artificialmente perché non potevano viverla nella realtà, e perciò si sono rassegnati a viverla soltanto in modo indiretto e soggettivo in cui si vive l’altra vita, quella dei sogni e delle finzioni. Ma la finzione, sembra ricordarci Stefano Duranti, è una menzogna, che racchiude una verità profonda: è la vita che non è stata, quella che uomini e donne di un’epoca determinata avrebbero voluto e non hanno avuto, e perciò sono stati costretti ad inventarla.” Ed è così che Caldarone presta il fianco a Stefano Duranti che ambisce con un fare disinvolto ad insinuarsi non tanto l’opera del “Don Chisciotte” ma quanto, almeno, nel personaggio stesso. E di quel personaggio, magari, rintracciarne i frammenti, dettagli e scorci che sfuggono ad una prima lettura. E sta qui la consapevolezza e la dimestichezza dell’autore a riscrivere in frammenti storie come quelle già scritte e pubblicate in passato nella “Poetica del frammento”, ovvero il firmamento celeste delle idee di Stefano Duranti che ripropone anche attraverso le gesta del suo Don Chisciotte. Ma per una lettura consapevole, il lettore è chiamato alla massima attenzione della sovrapposizione dei personaggi e dei temi, partendo dalla storia di due operai in pausa di lavoro abili a recitare il “Faust”. “Colleghi di mestiere, nonché amici, condividevano la passione per l’arrte drammatica e avevano deciso d’iscriversi insieme a un corso di teatro nel loro paese.” Metateatro, passione per la letteratura e per i suoi frammenti, ecco il “Don Chisciotte” rivisto ed ambientato nei giorni nostri, con due tute di lavoro abbandonate per la più gratificante epica vita alla Don Chisciotte e Sancho Panza. Che “era in possesso di una FIAT 600 Multipla, dalla carrozzeria rossa ormai consunta e sbiadita, appartenuta in passato al bisnonno, ed entrambi la trovarono consona alle future peripezie. Così iniziava la loro stramba avventura, senza meta ma con tante tappe.” Le sessantasei pagine scorrono godibilissime, soprattutto perché accostano alla storia cavalleresca dei protagonisti un’aderenza alla nostra realtà quasi irriverente, creando le condizioni per una lettura su due livelli adatta assolutamente a tutte le librerie di casa. Eh sì, chiunque può trovare in queste pagine la propria metastoria: a teatro o con una consolle, in auto o allo stadio, in carcere o ebbro in giro per il mondo alla ricerca di una Dulcinea lungo i trentotto capitoletti incalzanti che Stefano Duranti ha distillato per noi lettori, quasi ad invitarci a leggerlo tutto d’un sorso. Il merito dell’autore aretino sta proprio nella leggerezza con cui tratta la serenità e le tragicità del suo personaggio, intriso di speranze vane e sogni disillusi. L’epilogo del “Don Chisciotte in frammenti” è proprio il non plus ultra del suo scrivere per cui non ci resta che sfogliare avidamente le sessantasei pagine e sognare.