Innovazione è completare processi

76

di Ugo Righi

La strategia è la “scienza” del comportamento intelligente, ossia di un processo che porti verso i risultati desiderati (e desiderabili).
Certamente il definire la strategia definendo come si fa per ottenere lo scopo è un punto chiave, ma la sua eccellenza sta nell’ implementazione, nella capacità di fare quello che si è detto che occorre fare.
Il primo passo è l’intensità del pensiero sul cambiamento ossia il desiderio intenso di dedicare energie quanti/ qualitativamente adeguate non solo a immaginarlo, definirne i contorni voluti, sfidanti ma fattibili!
Poi si deve entrare nella fase di progetto vero e proprio traducendo il pensiero in finalità e obiettivi, traguardati nel tempo su risultati intermedi, con strumenti adeguati, responsabilità e ruoli coinvolti, risorse assegnate (economiche – tecnologiche e professionali) e individuando le persone da coinvolgere, attrarre e motivare, questo vuole dire costruire il cambiamento voluto nella realtà dei fatti.
Poi occorre ridisegnare permanentemente la strategia giorno per giorno modellandola a fronte dei cambiamenti previsti e imprevedibili che il contesto esprime.
Occorre fare un uso coerente di un insieme di leve da utilizzarsi con la debita flessibilità e determinazione, per correggere il tiro dove e quando serve.
Quanto più lo spazio di cambiamento è ampio, tanto più occorre tener duro con tenacia, sino all’ottenimento dei risultati finali.
È un percorso creativo che produce innovazione come miglioramento progressivo e incrementale.
Il vero innovatore non è quello che ha le idee ma chi le porta a termine ed è leader chi lo fa con altri.
È necessario che i leader convincano facendo loro per primi e dando l’esempio, supportando le difficoltà che le persone hanno nelle fasi di transizione: stanno in mezzo al guado, non han più le certezze di prima e non hanno ancora le sicurezze di dopo.
Si deve inoltre considerare che sia normale l’entusiasmo iniziale, che poi inevitabilmente cala: quindi la vera determinazione si legge nei passi e nei risultati compiuti e guai a dare per scontato che un percorso ben avviato giunga da solo alle conclusioni volute!
Apprendere il cambiamento è uno degli investimenti più proficui e meno praticati.
Si tratta di dedicare tempo ed energie a razionalizzare ciò che ha funzionato e no, sul perché e il come dei successi e degli insuccessi.
L’apprendimento è un punto critico su cui occorre lavorare, contro la tendenza a passare subito ad altro, a concentrarsi sui nuovi impegni che sempre ci attendono.
L’apprendimento può essere capitalizzato nel futuro, crea competenza e consente di stabilire ciò che occorre evitare e ciò che va difeso.
Trasversale a tutto il processo è la fatica del cambiare, la necessità di vincere le resistenze fisiologiche, creando la cultura voluta tramite la concretezza dell’esempio e del fare: senza fatica il cambiamento non si compie.
Non è detto che cambiare, cercare nuove strade porti certamente al successo, ma è certo che se non si fa niente non si può che peggiorare.