Sguardo critico e lungimirante Premio Dorso in memoria di Vinci

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Promosso dal Dipartimento di Studi giuridici, filosofici ed economici dell’università La Sapienza di Roma in collaborazione con la Svimez e l’associazione Guido Dorso, martedì 6 maggio, alle ore 10,30, presso la Sala delle lauree della Facoltà di Giurisprudenza della Sapienza, Promosso dal Dipartimento di Studi giuridici, filosofici ed economici dell’università La Sapienza di Roma in collaborazione con la Svimez e l’associazione Guido Dorso, martedì 6 maggio, alle ore 10,30, presso la Sala delle lauree della Facoltà di Giurisprudenza della Sapienza, si terrà una giornata di studi in onore di Salvatore Vinci, economista della Scuola di Manlio Rossi Doria a Portici. Dopo il saluto del rettore Luigi Frati e l’introduzione di Giuseppe Chirichiello, direttore dell’Istituto di Economia e finanza avrà luogo la consegna del PremioDorso alla memoria di Vinci da parte del presidente dell’associazione Dorso, Nicola Squitieri, che ricorderà la figura diVinci come “fine intellettuale e insigne meridionalista nei confronti del quale soltanto in parte saldiamo un debito di riconoscenza e di gratitudine per quanto ha espresso nel corso del suo prestigioso impegno accademico”. InterverrannoMicheleDeBenedictis, Adriano Giannola, Cesare Imbriani, Giorgio La Malfa ed Enrico Pugliese, con testimonianze di Pasquale Persico e Antonio Garofalo.


  La crisi è globale, annunciava il professore, ricercatore infaticabile venuto dalla lontana Siracusa alla domanda fatta a tanti economisti nel 1993 da Jader Jacobelli. Una crisi della politica amplificava le ragioni di altre crisi: crisi valutaria, crisi finanziaria ed una crisi economica vera e propria del sistema reale. “Si tratta di crisi non scoppiate all’improvviso, ma maturate lentamente e da molti anni a questa parte e non sono armonie del disequilibrio come qualcuno ama definirle. La crisi di fiducia internazionale ha fatto da cornice alla crisi politica di formazione di un nuovo governo che è specchio della crisi economica e sociale del sistema Italia”, scriveva Savatore Vinci con la lungimiranza dello studioso attento ed impegnato anche nella riflessione politica. Per gli allievi e gli amici di sempre napoletani e non, Vinci aveva portato con se dalla Sicilia un solo difetto, l’eccessivo amore per la Juventus. Al Centro di Portici del grande studioso Manlio Rossi Doria aveva moltiplicato le sue convinzioni di Meridionalista dal respiro lungo, e dopo la sua permanenza di studi negli Stati Uniti aveva mostrato subito le sue propensioni econometriche: segnalò insieme a Giorgio La Malfa il meccanismo di espulsione dal mercato del lavoro in tempo di crisi (1963) dei cosiddetti lavoratori scoraggiati, e in polemica con l’Istat proponeva di misurare diversamente il fenomeno della disoccupazione e dell’inoccupazione. Quarantacinque anni dopo è l’Istat che entra in polemica con la Banca d’Italia ed altre istituzioni che tardano a capire, nell’attuale crisi moltiplicata, il complesso fenomeno dell’allontanamento di grandi fasce sociali anche dallo stato di esercito industriale di riserva. Qualche anno dopo nel rispondere al giornalista famoso risponde che “ Il Mezzogiorno è sul baratro”, alludendo alla caduta del tasso di accumulazione per la caduta del supporto pubblico al finanziamento delle infrastrutture delle sviluppo: istruzione e ricerca, logistica competitiva, energia e reti di servizi avanzati. Egli faceva riferimento alle evidenti carenze di efficacia e di efficienza delle Regioni che tardavano a percepire il grande compito strategico a loro affidato anche dall’Europa, poco percepita come occasione del Mezzogiorno per una cambio di cultura politica ed economica. Ed è a partire da quegli anni che accanto ai temi della ricerca sull’economia applicata sviluppa ancora di più il senso di appartenenza ad un’istituzione che ha il compito morale di formare e rinnovare i temi dell’apprendimento. Si moltiplicano i contributi didattici con la voglia di rinnovare i manuali di base e il suo impegno di professore a tempo pienissimo produce un affollamento indescrivibile di allievi e di persone che reclamano un contatto con il rigore e la spontaneità dell’incontro. Un’affettività nascosta dal carattere ma percepita da tutti coloro che si avvicinavano ai temi dell’economia e ne volevano sapere di più. L’ambiente accademico e politico non aveva percepito e valorizzato pienamente tutta la forza propositiva del professore arrivato dal Sud con maggiore stratificazione storica e culturale fino a far emergere una malinconia non curativa del benessere possibile. Oggi arrivano nuove empatie e riconoscimenti ed il professore riappare come figura che ha prodotto imprinting riconoscibili in persone e luoghi ed emerge la forza morale delle sue idee e riappare il sorriso mancante degli anni che sono trascorsi privi di un potenziale di comunicazione ancora necessario. L’Europa chiede impegni moltiplicati per riaffermare i temi della soggettività politica dell’Italia e del Mezzogiorno e per Vinci studioso è tempo di risveglio delle idee e del comportamento da imitare. Oggi, come sopra accennato, le sue analisi e le sue ricerche possono diventare fonte di nuova vitalità dei temi dell’apprendimento, l’equilibrio fra conoscenza tecnica ed apprendimento attraverso le esperienze rimangono insegnamenti portanti e la critica costruttiva rimane il messaggio forte di un riformista convinto. Il Mezzogiorno nel cuore e l’entusiasmo per la ricerca erano e sono le linee guide da seguire, per rivendicare un’appartenenza ad un territorio che non ha paura del viaggio. •••

Pasquale Persico