Per donne con figli mercato del lavoro è più difficile

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Roma, 7 mar. (Labitalia) – Le donne con almeno un figlio hanno più difficoltà a restare nel mercato del lavoro. E fanno registrare un tasso di occupazione inferiore di oltre 15 punti percentuali rispetto a quello registrato dalle donne senza figli (rispettivamente il 55,2% e il 70,8%). E’ uno dei dati che emerge dal rapporto ‘La condizione occupazionale delle donne con figli’, stilato dall’Osservatorio statistico dei consulenti del lavoro.

Secondo il report, che punta a rilevare significative differenze occupazionali tra le donne di età compresa tra i 25 e i 49 anni, distinguendo anche coloro che ricoprono un ruolo genitoriale, la distanza con l’occupazione maschile, infatti, si riduce di molto per le donne senza carichi familiari. Al crescere del numero di figli diminuisce proporzionalmente il tasso di occupazione femminile.

La ricerca rileva come, prendendo a riferimento il tasso di occupazione delle donne senza figli (70,8%), l’occupazione scende di oltre 8 punti percentuali per le mamme con un solo figlio (62,2%), di oltre 18 punti in caso di due figli (52,6%) e di oltre 22 punti percentuali (39,7%) nel caso di almeno tre figli. Alla diminuzione del tasso di occupazione femminile in presenza di figli fa da contraltare l’aumento del tasso di occupazione maschile, ancora inteso come ‘breadwinner’, che passa all’83,6% per gli uomini senza figli e all’88,5% per i papà.

Come emerge dalla ricerca, con l’aumento dei figli cresce l’inattività femminile: il carico familiare delle madri, infatti, sottrae le donne con figli all’attività di ricerca di un lavoro, ponendole in una condizione di inattività strutturale. Il livello di inattività delle donne fra i 25 e 49 anni è, infatti, speculare alle dinamiche occupazionali appena osservate: la maternità porta gran parte delle donne ad uscire dalle forze di lavoro (e quindi a non essere né occupate né disoccupate) per entrare a far parte delle inattive.

Il tasso di inattività delle donne senza figli in età riproduttiva tocca il 19,2%: 17,8 punti percentuali in meno rispetto alle donne con figli (37%). La presenza di un figlio in famiglia porta il tasso di inattività delle mamme a superare il 29% e a crescere di oltre 10 punti percentuali per ogni figlio aggiuntivo al primo.

Il divario, però, spiega il rapporto dei consulenti, non riguarda solo la condizione occupazionale femminile, ma anche il regime orario. Il 40,1% delle mamme tra i 25 e i 49 anni è impiegata a tempo parziale, contro il 26,3% delle donne senza figli. Il numero dei figli non incide particolarmente sul ricorso al part-time; segno che già dal primo figlio si deve far fronte a un onere aggiuntivo notevole per conciliare i tempi di cura familiare e di lavoro.

Mentre per gli uomini il lavoro part-time è una modalità residuale che in nessuna condizione supera il 10%. E differenze discendono, spiega il rapporto, anche dal titolo di studio. Se si osserva il tasso di occupazione delle donne laureate, si nota che la maternità non incide in modo significativo sulla loro partecipazione al mercato del lavoro. Le donne laureate occupate e senza figli raggiungono l’83,8%; le mamme laureate il 76,6% con una diminuzione di soli 7,2 punti percentuali.

Anche con l’aumentare del numero dei figli i livelli occupazionali delle donne laureate restano superiori al 70%. Infatti, una maggiore disponibilità di risorse economiche permette alle donne occupate e con stipendi alti di ricorrere a servizi di assistenza all’infanzia privati. Dinamica molto diversa si osservano le diplomate e le donne con la sola licenza media. Su 100 diplomate senza figli risultano occupate 70,9; per quelle con almeno un figlio la percentuale scende al 59,4% (-11,5%).

Ancora più grave la condizione delle donne con la licenza media, poiché quelle senza figli hanno un tasso di occupazione basso pari al 51,6% e quelle con figli ancora più basso, ovvero al 35%, con quasi 17 punti percentuali in meno. In caso di famiglie numerose con oltre 2 figli, il tasso di occupazione raggiunge livelli minimi (23,6%).