Povera Italia, il tempo stringe ma la strada verso la salvezza è lunga e piena di ostacoli

Il concetto che viene espresso con maggior frequenza dai componenti del brodo di cottura da cui dovrebbe venir fuori il governo è che ” bisogna fare presto, molto presto”. Presa così, la frase sembra ripetere pressappoco quanto urlano i caporali ai loro subordinati che lavorano nei campi. Purtroppo, in buona parte, l’accostamento è vicino al vero, per certi versi sembra andare addirittura oltre la valenza- negativa – di quella angheria rurale. Tutto quanto sta accadendo era stato già percepito da coloro che, italiani e non, si occupano professionalmente di politica, approcciando il problema sotto diverse angolazioni. C’è da notare che gli aspiranti ministri, compresa la loro capo, non stanno facendo niente per risparmiarsi bordate a volte particolarmente pesanti agli alleati. I saggi del villaggio, tenuti in particolare considerazione dalla maggior parte degli agricoltori e anche da molti abitanti del villaggio, consigliano di contare mentalmente fino a dieci prima di rispondere se interrogati. C’è tanto di quel disordine anche nella maggioranza in corsa per l’ investitura ufficiale che da solo presta il fianco al sarcasmo. Lo fa anche nei confronti di quei paesi che l’Italia ha tutto l’interesse di trattare con Il massimo riguardo, a costo di essere tacciata di opportunismo. Probabilmente per chi osserva e freme perché al più presto il Paese abbia un governo funzionante (la precisazione non è superflua, n.b!) si sta verificando quanto accade nel fantastico Paese delle Meraviglie alla protagonista, Alice. Quest’ ultima, ogni qual volta prova a iniziare una conversazione con il Bianconiglio, uno dei personaggi straordinari di quella storia, dotato di un orologio da tasca che consulta continuamente, si sente rispondere da quell’animale umanizzato che ” è tardi, è tardi! “. Per fare cosa non si capisce, certo anticipando il refrain dei parlamentari italiani freschi di elezioni. Quegli stessi che, probabilmente ancora non avvezzi agli usi e costumi dei palazzi romani, non hanno ancora mandato giù a memoria un concetto da considerare ormai dogma, cioè che la poltrona conquistata viene prima di tutto e bisogna difenderla con le unghie e con i denti. Intanto tutto quanto l’ Italia ha guadagnato negli ultimi tempi sulla scena internazionale in termini di efficienza e di affidabilità, sta iniziando a essere ripassata al vaglio dai naturali interlocutori. Ciò che più duole è che l’iniziativa appena citata parte proprio da quei paesi che, fino all’inizio dell’ estate, aspiravano a avere accanto l’ Italia come partner privilegiato. Ora sembra che quegli stessi vogliano prenderne sempre più le distanze. Non è poco, quanto appena descritto, come viatico negativo, per giunta in un momento storico più che nefasto. Sicuramente lo stesso resterà un riferimento epocale a cui anche le prossime generazioni si riferiranno premettendo “prima di” o “dopo di”. A tal punto che soprattutto i diretti interessati, gli italiani, aggiungono paura a spavento, questa volta veramente forte. Certamente gli stessi staranno pensando che un salvagente come il Pnrr resterà un unicum, ammesso che quella nave riuscirà a raggiungere sana e salva il porto di approdo. Il peccato di arroganza, de hubris, già nel mondo classico era osservato da buona parte dei protagonisti dell’ epoca con particolare disprezzo. A memoria d’uomo in campagna si usa dire che, quando si è in stato di bisogno, è opportuno adottare un atteggiamento di particolare disponibilità, pur di raggiungere quanto agognato. Ciò che disorienta di più al momento è che il Paese si sta avvicinando sempre più alla ingovernabilità, condizione molto pericolosa, attualmente in particolare. Essa porta con sé un indebolimento della trama e dell’ordito sociale, con le conseguenze che é facile immaginare. La strada per uscire dalla foresta buia in cui l’ Italia si è cacciata é lunga e piena di ostacoli. Con l’aggiunta che non consente per nessun motivo l’ inversione del senso di marca. Per amor del vero è meglio definire quest’ultimo più precisamente, cioè ripensamento critico. In sintesi bisogna che tutti, ciascuno per quanto di sua competenza, tirino dritto. Sia lontana l’ingiuria dalle parole, senza alcun riferimento a un’ affermazione simile che fu pronunciata tanti anni fa in un contesto solo formalmente analogo. Almeno questo è l’augurio che meritano di ricevere l’Italia e gli italiani. Quindi hony soit qui mal y pense e all’ espressione di cui sopra sará bene aggiungere di procedere a spron battuto.