Un turista nel Regno di Zenda: la terapia shock dell’educazione creativa

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Pochi a Zenda accendono i motori del sapere accumulato nelle aule universitarie per intraprendere il cammino verso la creazione di imprese innovative trainate dalla conoscenza. Si ripercorrono le strade paterne, si fa un lavoro di routine sul corpo non più giovane dell’impresa fondata tanti anni orsono, si resta insomma chiusi nella fortezza del successo acquisito. È così che Zenda sta perdendo il contatto con le generazioni imprenditoriali del Millennio, formate da giovani molto ambiziosi, molto motivati a trarre valore economico dai beni immateriali comprati nel mercato dell’alta formazione internazionale, interagendo con colleghi di tanti paesi e diverse culture, e con loro dando vita ad imprese senza confini, nate globali e per questo con alte aspettative di crescita rapida, difendibile, sostenibile e scalabile.

Materia prima sono oggi le idee che fermentano nei laboratori di ricerca, negli atelier d’arte e di design, nelle reti intrecciate da giovani talenti lungo le arterie del mondo digitale. Alla porta di Zenda bussa la necessità di dare alle nuove leve scolastiche un’educazione creativa. Istigare ed instillare nei giovani il desiderio della creatività, fornire risorse per la scoperta dei talenti, varare un programma “trova il tuo talento”: questa la terapia shock, questa l’iniezione cui il governo di Zenda dovrebbe sottomettere il corpo molto debilitato del Regno.

Nel frattempo il buio della crisi che è calato sul mondo ha prolungato la notte nel Regno. Ci vorrebbe molto e rinnovato coraggio per farcela. Il coraggio, però, latita, si realizza poco e in piccolo, mentre sono tanti e roboanti i discorsi su produttività e prosperità, innovazione e progresso, e sui progetti da avviare per lasciarsi alle spalle la Grande Crisi.
piero.formica@gmail.com