Agricoltura, allarme Coldiretti: la fattoria italia perde pezzi

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La “fattoria Italia” sta perdendo pezzi importanti con il numero di conigli allevati che e’ praticamente dimezzato, in calo del 47 per cento negli ultimi 25 anni. E’ quanto emerge dallo studio presentato dalla Coldiretti ad Expo in occasione della giornata del coniglio con la presentazione della nuova associazione del Coniglio italiano. I compensi riconosciuti agli allevatori – si legge in una nota di Coldiretti – non coprono i costi necessari per garantire la qualita’ del prodotto italiano con il risultato che il numero di conigli nel nostro Paese e’ passato dai 12,3 milioni del 1990 ai 7,2 milioni del 2010, per scendere attorno ai 6,5 milioni nel 2015, nonostante la riscoperta e valorizzazione – da parte di chef e nutrizionisti in tutto il mondo – delle proprieta’ salutistiche e dietetiche di questa carne. Malgrado il crollo l’Italia si conferma comunque primo produttore europeo e sfida la Cina nel primato mondiale, anche se ad insediare la posizione ci sono Venezuela e Bolivia. L’allevamento del coniglio in Italia – spiega Coldiretti – fa parte di una delle tradizione piu’ consolidate del Paese, con un forte presenza di allevamenti familiari che nel passato hanno spesso garantito il fabbisogno alimentare in molte realta’ rurali. A scomparire sono stati molti piccoli allevamenti destinati al consumo casalingo dove si trasmettevano antiche ricette conservate gelosamente da generazioni: dal coniglio in salmi’ a quello alla cacciatora fino a quello all’ischitana, che e’ diventato addirittura il simbolo culinario dell’isola.