Allestire una mostra, il buon senso prima di tutto

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“Totò torna a casa” dichiara il curatore della mostra sul genio di uno dei suoi figli. Bene, fantastico. Mostra monumentale è stata definita, e il riferimento non è solo quello alla grandezza di un monumento della recitazione, ma anche ai luoghi scelti per le tre sezioni della mostra. Palazzo Reale, Maschio Angioino e Convento di San Domenico Maggiore. Perfetto. Il turista che decida di dedicare un po’ del suo tempo alla conoscenza di quest’artista, del suo vissuto come uomo, e del segno che il suo genio ha prodotto su altri artisti, dovrà raggiungere Palazzo Reale e cadere in balia dell’ acustica alterata della sala gotica. Le volte, infatti, amplificano e distorcono i suoni e le voci dei 3-4 video che contemporaneamente sono in funzione. Un po’ stordito dal rimbombare dei suoni, l’osservatore, attratto dai costumi di scena esposti, pescherà affannosamente nei ricordi (chi li ha) dei film o spettacoli visti per riportare, con la fantasia e la memoria, quei vestitini, ancora molto ingenui nella fattura e nel disegno, sullo snodatissimo corpo dell’attore che con le sue movenze e la sua mimica li animava e li caratterizzava. Un veloce sguardo a qualche oggetto personale, alle foto dei suoi familiari e poi via! Caracollare velocemente (ammesso che ne abbia la capacità) verso il Maschio Angioino tra i rumori, e la vitalità di una città piuttosto esagerata, nella scala dei decibel, in traffico ed esuberanza della popolazione. Ripassare attraverso i controlli e, finalmente, immergersi e ritrovare emozione e concentrazione per accedere alla parte “intellettuale” della mostra, per leggere interviste, poesie, e vedere tutti gli scritti e i disegni che le personalità della cultura hanno voluto dedicare a Totò… finito qui? Il visitatore, tapino, sa che il suo cammino non è finito: gli tocca ora il compito, sempre senza perdere la concentrazione, di dirigersi verso una parte di città bellissima, ma difficilmente raggiungibile senza calzare un paio di scarpe comode e non si vogliano spendere quasi 15 euro di taxi. In qualche modo l’atletico partecipante a questa singolare maratona, raggiunta l’ultima meta, accede alla “sezione gossip” della mostra dove potrà scoprire la persona, le sue preferenze e il calore col quale Napoli volle salutare per l’ultima volta il suo grande rappresentante. Una mostra a tappe forzate, dopo la quale è lecito chiedersi cosa sarà restato al turista, napoletano o no. Una mostra stimola, emoziona e coinvolge quando l’allestitore e il gestore riescono a creare lungo il percorso un pathos senza cadute d’attenzione, una continuità di emozioni che devono rendere l’esperienza indimenticabile. L’unico ricordo indelebile della visita a questa mostra è il travaglio subito per raggiungere le tre sedi. C’è un motivo per cui fosse necessario dividere l’itinerario in tre tappe, difficili, peraltro, da comporre in un’unica volta? L’artista nacque nel quartiere della Sanità che è ben lontano dal Convento di San Domenico Maggiore, quindi il legame di Totò col quartiere non era certamente la ragione più importante. Le altre due tappe non mostrano particolari attinenze con la vita dell’artista o le sue preferenze. Nella gestione di questa mostra è mancato il principio irrinunciabile della semplicità d’accesso e quello ancor più importante della sollecitazione continua dell’attenzione. Probabilmente l’ausilio di una navetta addetta al trasporto dei visitatori da una tappa all’altra avrebbe evitato non solo gli inconvenienti del raggiungimento dei tre siti ma, favorendo lo scambio di pareri tra i visitatori durante il trasporto, avrebbe continuato a tenere sveglia ‘attenzione sull’argomento. La mostra dedicata ai luoghi di Harry Potter a Londra non permette che i visitatori disperdano l’emozione accumulata in una tappa durante il trasferimento alla successiva. Questo si chiama Tour, e se proprio in tre posti si voleva dislocare il materiale in esposizione, questa formula con guide e navette avrebbe contribuito al successo della mostra. Il viaggio tra i luoghi di Harry Potter ha un senso perché le località da visitare sono i posti nei quali la vicenda del maghetto è nata e si è sviluppata. Se le tre località scelte per la mostra avessero avuto qualche influenza nella vita di Totò, perché allora non mostrarle? Scegliere per tale mostra un’unica struttura, ad esempio il PAN avrebbe non solo contribuito a dare una definizione a un contenitore storicamente privo di connotazione, ma avrebbe avuto il vantaggio di concentrare l’attenzione dell’osservatore in un unico spazio grande, nel quale evitare sovrapposizioni sonore, giocare con luci e gigantografie dell’artista, emozionare il pubblico. La cura della raggiungibilità del sito è un impegno dal quale nessun organizzatore può esimersi, e non bisogna certo essere esperti in interpretazione o gestione dei beni culturali per individuare i luoghi migliori per il successo di una mostra. In fondo si tratta solo di buon senso.