Caso Israele, gli americani i primi responsabili

58

1.
Ma perché siamo arrabbiati con Trump?! Lui sta facendo (a quando il muro…divisorio con il Messico?!) ancora meno di quanto avesse promesso in campagna elettorale. Dall’abrogazione della riforma sanitaria di Obama al riconoscimento, appunto, di Gerusalemme, Capitale dello Stato di Israele. La maggioranza degli Americani ha votato ed approvato il suo programma. Così come i Romani , quando elessero questo Sindaco, ne approvarono anche il programma, che prevedeva, tra l’altro, la rinuncia delle Olimpiadi del 2024, per le quali Roma era il pole position. Credo che si debba cominciare ad attribuire le responsabilità agli elettori, prima che agli eletti. Ora, certo, questo riconoscimento di Gerusalemme capitale dello Stato di Israele, provocherà, ed i primi tragici bagliori già si vedono, sommovimenti epocali, anche nei rapporti con tutto il Mondo arabo, ma la prima responsabilità di quanto accade ricade sugli elettori Americani.

2.
Una amenità: il fu “leader maximo “ al secolo Massimo D’Alema ci ha ricordato che lui è sempre stato eletto nel Salento. Addirittura nel collegio di Gallipoli, sempre attribuito al centro-destra, prima della sua candidatura. Ora, ci informa sempre il “nostro”, solo se il popolo del Salento lo vorrà, lui, bontà sua, si candiderà di nuovo. E già immagino i salentini, in fila interminabile, che chiedono l’alto onore di essere rappresentati in Parlamento ancora una volta dal sullodato. Non si sa ancora come si esprimerà la volontà del popolo salentino. Suggerirei di lasciare fuori della porta di casa sua, in appositi enormi cesti, prodotti della terra salentina con biglietti autografi. Escluderei il vino, però, perché Massimo D’Alema già lo produce, e del migliore, come hanno potuto “provare” anche alcuni fortunati albergatori dell’Isola d’Ischia nella primavera del 2014. E così sia. Surreale.

3.
E’ morto Don Antonio Riboldi, vescovo di Acerra nei ruggenti anni ’80. Si batté contro la camorra, sempre più violenta, famelica e tragica. Era il tempo di Raffaele Cutolo ed i morti si contavano a centinaia. Veniva, lui Brianzolo, dalla Sicilia dove si era impegnato a fondo in difesa dei terremotati della Valle del Belice. Qui da noi fu il primo a portare la Chiesa fuori dalle mura delle Parrocchie ed a sfidare la camorra con le famose marce nei suoi luoghi simbolo, a cominciare da Ottaviano, “patria” di don Raffaele. Anticipò il grido di Papa San Giovanni Paolo II contro i mafiosi. Così come fu precursore del messaggio potente di Papa Francesco contro la criminalità organizzata, fino alla scomunica dei suoi esponenti. Dico anticipò perché negli anni ’80 erano i battesimi, i matrimoni, i funerali, tutti celebrati in chiesa, le occasioni perché i camorristi facessero sfoggio della loro potenza. Complici Parroci e Sacerdoti benpensanti, che consentivano addirittura il famoso “inchino” davanti alla casa del capo-camorra del posto durante le processioni con la statua del Santo patrono. Unanime è stato il riconoscimento della sua opera da parte della Chiesa a cominciare proprio da Papa Francesco, e delle Istituzioni. Ha voluto essere seppellito ad Acerra nella “sua” Cattedrale. Un segno indelebile dell’attaccamento a quella che ormai era la sua terra e la sua gente. Mi auguro che qualche opera importante, che dia lavoro ai giovani e li sottragga al “fascino” maledetto della camorra, sia realizzata nel suo nome: sarebbe il modo migliore per ricordarlo e per non disperdere il suo messaggio, che forse in vita non trovò ascolto adeguato