Marcia indietro sulla liberalizzazione Cimmino: Così uccidono il commercio

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Un passo indietro sulla liberalizzazione degli orari dei negozi sarebbe la fine del commercio. In Campania come nel resto d’Italia. Luciano Cimmino, deputato di Scelta Civica, Un passo indietro sulla liberalizzazione degli orari dei negozi sarebbe la fine del commercio. In Campania come nel resto d’Italia. Luciano Cimmino, deputato di Scelta Civica, imprenditore e capo della holding che detiene i marchi Carpisa e Yamamay, non lascia spazio ad interpretazioni quando parla dello scontro in atto a Roma. Cosa sta succedendo? Confcommercio vorrebbe attuare una retromarcia sul tema della liberalizzazione degli orari e tornare al vecchio sistema. In questo modo andrebbero in fumo centinaia di milioni di euro di investimenti e si ucciderebbe il commercio. Figuriamoci cosa potrebbe accadere in Campania. Lei che propone? La liberalizzazione viene introdotta dal Governo di Mario Monti nel 2011 e credo vada mantenuta e se possibile anche migliorata perché è giusto che ogni imprenditore si regoli secondo parametri che non possono certo essere uguali per tutti. Per esempio? Guardi, mentre parlo sono in giro per via Toledo perché sto seguendo l’apertura di un nuovo negozio del nostro gruppo qui a Napoli. Ebbene, le strade sono piene di gente e di potenziali clienti. Se imponessimo la chiusura forzata per un certo numero di giorni l’anno le attività perderebbero soldi preziosi per la sopravvivenza. Il decreto Monti cosa ha prodotto di buono? Nel primo anno le attività commerciali hanno registrato un giro d’affari notevole e hanno potuto fare investimenti assumendo nuovo personale. Vogliamo ricordare ai signori della Confcommercio che tutti i posti di lavoro creati finirebbero in fumo qualora si tornasse indietro sul tema della liberalizzazione? Cosa si dovrebbe fare? Sicuramente mettere le aziende nelle condizioni di poter investire sullo sviluppo e sulla crescita. Attraverso una detassazione degli investimenti possiamo consentire a tante realtà di comprare nuove attrezzature, dotarsi di software innovativi, migliorare i propri locali. Chi sta in giro come me si rende conto di come tantissime attività vengono svolte in negozi quasi fatiscenti. C’è poi la questione dell’illuminazione, pensi che si usano tuttora gli alogeni e non le lampade a led, che fanno risparmiare tanti soldi ai commercianti e permettono di liberare risorse per altri interventi. La legge a che punto è? All’inizio della prossima settimana sono in discussione gli emendamenti al progetto di legge predisposto dall’onorevole Angelo Senaldi del Pd. È stato lui, infatti, a fare una sintesi delle varie proposte sul commercio presentate nel corso degli ultimi tempi. Chi vi appoggerà? Quella sulla liberalizzazione credo sia una battaglia che condivide anche il presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Come pensate di aiutare le imprese dal punto di vista fiscale? È possibile che si vada verso l’attivazione di un fondo a favore delle piccole e medie imprese che hanno bisogno di migliorare le proprie attività ma non hanno i soldi necessari. Queste sono le forme di aiuto concreto che si possono dare al settore del commercio. Il resto è aria fritta. Come finirà questa vicenda? Spero che resti il sistema della liberalizzazione degli orari. Del resto i commercianti sanno regolarsi da soli. Se io sono in un posto frequentato perché devo avere gli stessi orari di chi ha un negozio in periferia e quindi un flusso differente di clientela? E con i lavoratori come la mettiamo? Garantire il riposo di commesse e commessi è sacrosanto. Tuttavia se in un mese capitano due domeniche di lavoro non è la fine del mondo, soprattutto in tempi di crisi come quelli attuali.