Maximiliano Hernando Bruno: “‘Red Land’ colma vuoto doloroso su foibe”

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Roma, 31 ott. (AdnKronos) – “Raccontare per la prima volta al cinema questa vicenda così drammatica per troppo tempo dimenticata da tutti era una sfida troppo importante per dire di no”. Così Maximiliano Hernando Bruno, attore e scrittore italoargentino parla del film che segna il suo esordio alla regia, ‘Red Land (Rosso Istria)’, incentrata sulla storia di Norma Cossetto, studentessa istriana violentata, uccisa e gettata in una foiba dai partigiani di Tito nel 1943. Il film verrà presentato in anteprima il 6 novembre a Roma ed uscirà nelle sale il 15 novembre. Il cast, insieme a Selene Gandini (Norma da giovane), vanta tra i protagonisti la presenza di Franco Nero, Geraldine Chaplin, Sandra Ceccarelli e dello stesso regista, oltre al montaggio di una grande ‘firma’ come Marco Spoletini (tra i suoi lavori ‘Gomorra’ e il candidato italiano all’Oscar ‘Dogman’).

“Spero che questo film abbia successo – dice Maximiliano Hernando Bruno – ma soprattuto che serva dopo quasi 80 anni a far conoscere questa tragedia fino in fondo e che apra la strada al racconto di tante altre storie come questa che finora nessuno ha raccontato”.

Girato in 8 settimane nei ruoli reali dove si svolse la vicenda di Norma Cossetto e l’eccidio ai danni della popolazione italiana della Venezia Giulia e della Dalmazia nell’immediato secondo dopoguerra, il film è prodotto da Alessandro Centenaro della Venicefilm in collaborazione con Rai Cinema. Per la protagonista, Selene Gandini, questa esperienza ha un significato particolare, non solo professionale: “Questo film ripercorre una storia che appartiene anche alla mia famiglia, perché mia nonna è scappata dalla foibe. Quindi riuscire in qualche modo a dare voce ai racconti che sentivo da bambina è stato davvero emozionante. Sono davvero felice di aver potuto ripercorrere la vicenda di una persona come Norma Cossetto, che è realmente esistita e che mi ha dato la possibilità di raccontare un momento storico troppo spesso dimenticato”, sottolinea l’attrice.

Il film parte dai primi anni 2000 con la visita di una donna anziana e di una ragazzina al Magazzino 18 del Porto Vecchio di Trieste, dove sono conservate le masserizie e gli oggetti degli Esuli dell’Istria e della Dalmazia. L’ingresso in quel luogo apre anche le porte della memoria e dà il via al lunghissimo flashback che è il cuore pulsante del film, ambientato nel settembre del 1943, quando la fuga del maresciallo Badoglio e del re lasceranno l’Italia allo sbando, con l’esercito che non sa più chi è̀ il nemico e chi l’alleato e le popolazioni civili istriane, fiumane, giuliane e dalmate, che si trovano ad affrontare un nuovo nemico: i partigiani di Tito che avanzano in quelle terre, spinti da una furia anti-italiana. Una delle vittime di questa furia sarà Norma Cossetto, alla quale moltissimi anni dopo, il presidente delle Repubblica Carlo Azeglio Ciampi conferirà la medaglia d’oro al valor civile. Una targa in suo ricordo è presente all’interno del Palazzo Bò dell’Università di Padova, dove, prima di morire, stava preparando l’ultimo esame e una tesi sulla sua terra. Tesi che nel film si intitola appunto ‘Rosso Istria’.