Pagine di storia / Prima di Ellis Island, Castle Garden accolse Houdini e Pulitzer

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Sulla punta meridionale di Manhattan, oggi Battery Park City, tra il 1850 e il 1890 attraccarono migliaia di navi, lunghi transatlantici carichi di cittadini della vecchia Europa. La striscia di terra sabbiosa era soprannominata Castle Garden, e fu questa la prima porta di ingresso per milioni di emigranti negli Stati Uniti, il varco per il futuro sogno americano. Un forte costruito originariamente per proteggere la città dagli inglesi durante il periodo della lotta per l’indipendenza del 1812, e poi trasformato in birreria con teatro all’aperto, Castle Garden accolse più di otto milioni di immigrati e oltre ad essere un porto attrezzato per l’attracco dei bastimenti, per anni fu l’unico punto di ingresso in tutti gli Stati Uniti. Le scene arrivate a noi attraverso immagini e cronache dell’ultimo secolo, sono esempi ripetutisi per anni. Navigatori stanchi, uomini, mamme con neonati e anziani al seguito, in balia di un futuro carico di incertezze ma anche di speranze, accolti da parenti nonché da affaristi senza scrupoli in attesa di approfittare dei nuovi arrivati. Carrozze trainate da cavalli stracolme di immigrati, la maggior parte proveniente da Irlanda, Germania, Italia, Paesi Scandinavi ed Europa dell’Est, si dirigevano senza sosta verso i quartieri sovraffollati del Lower East Side.

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Questo era ciò che accadeva alcuni decenni prima del 1892, anno di apertura della nuova frontiera, Ellis Island, consacrata dalla storia come luogo simbolo dell’immigrazione americana. Un contesto diverso quello di Castle Garden, si sarebbe detto in quei decenni successivi, quando  appunto si verificarono gli esodi che invasero il Paese. L’emigrazione italiana verso gli Stati Uniti ad esempio, fino agli ultimi decenni dell’Ottocento era rimasta circoscritta a poche centinaia o migliaia di persone all’anno. Erano soprattutto mazziniani e garibaldini prima e anarchici e socialisti in seguito che fuggivano per lo più dal nord Italia, per questioni politiche. Questioni simili spinsero molti altri europei ad allontanarsi.

Gestito dal governo dello stato di New York, Castle Garden tracciava le identità, lo stato di salute e indicava la prima mappa del cammino verso la nuova vita dei freschi arrivati. All’epoca, grazie ad una politica di immigrazione cosiddetta di libero transito, non esistevano visti, controlli sanitari che prevedessero periodi di quarantena, né restrizioni che limitassero gli spostamenti sul territorio. Degli otto milioni di immigrati arrivati tra il 1850 e il 1890 la maggior parte restò stabilmente a New York. Di questi, 97 per cento erano di origini irlandesi, dando vita così alla comunità che più di ogni altra plasmò la città negli anni successivi. La Emigrant Saving Bank vicino a Grand Central Station, nel cuore di Manhattan, ad esempio, è la banca che costituirono gli immigrati irlandesi approdati a Castle Garden nel 1850.  

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Molti degli arrivati in quell’epoca hanno lasciato la propria impronta nella storia. L’illusionista forzuto, Harry Houdini, ha varcato il confine americano a Castle Garden, come l’ungherese Nikola Tesla, fisico del sistema della corrente elettrica alternata, o il politico e editore Joseph Pulitzer simbolo di un sogno, il Premio Pulitzer appunto, che perdura. Inoltre nel 1885, un barbiere sedicenne in fuga dalla Germania, di nome Friedrich Trumpf, ha cominciato a costruire l’impero immobiliare in seguito ereditato da suo nipote, Donald Trump. Tra gli italiani alcuni notabili furono il napoletano Francesco Maria Scala, direttore della Banda della Marina degli Stati Uniti dal 1855 al 1871, che negli anni della guerra formò uno stretto sodalizio con il presidente Abramo Lincoln accompagnandolo con la banda in tutti i suoi impegni ufficiali, dal discorso di Gettysburg all’annuncio della vittoria sull’esercito confederato. Nel 1855 artisti e scultori italiani furono invitati a Washington per lavorare alla costruzione del Campidoglio (United States Capitol), come il romano Costantino Brumidi che ne affrescò la cupola ad esempio, e per creare alcuni dei suoi principali monumenti.  Nello stesso periodo, il piemontese Vincenzo Botta fu professore di Italiano alla New York University.

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Alla fine del 1890, New York City contava 1,515,301 abitanti. In altri termini, da 629,904 residenti del 1855, la popolazione era quasi raddoppiata, in soli cinque anni. Una simile crescita iniziò a preoccupare gli amministratori e fu così che venne eretta la più grande, efficiente Ellis Island, e Castle Garden perse il suo ruolo. Da lì in avanti il modo di accogliere gli immigrati negli Stati Uniti cambiò radilcamente e il sogno prese il posto della speranza.

Photo from Castle Clinton National Monument

Castle Garden oggi accoglie i visitatori di Battery Park City con il nome di Castle Clinton National Monument e le sue mura si ergono ancora a protezione delle sponde di Manhattan. Conserva un archivio importantissimo di informazioni che riguardano 10 milioni di immigranti di passaggio fino al 1892, anno di apertura di Ellis Island. Così, con accesso gratis al suo database su CastleGarden.org, oltre 73 milioni di americani possono rintracciare i propri antenati. Dai moli dell’antico forte partono e attraccano ancora navi. Battelli che quotidianamente trasportano un numero enorme di persone dirette verso un viaggio più breve ma pur sempre significativo, la visita alla Statua della Libertà e quella al museo di Ellis Island.