Al Mann i ritratti “senza tempo” del fotografo Gianluigi Gargiulo

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di Maria Carla Tartarone

Gianluigi Gargiulo ci ha accolto al Mann, nella Sala del Toro Farnese, dove sono esposte le sue immagini fotografiche composte. Volti antichissimi accolti e mescolati con volti moderni a creare nuovi personaggi, posti in fila sulla parete di fondo.
Si arriva al luogo dopo aver attraversato diverse sale tutte occupate da meravigliose opere d’arte per cui non si può fare a meno di ringraziare l’artista per la fortuna incorsaci, doppia. Ma siamo soltanto all’inizio: le opere che Gargiulo ci mostra in “Senza tempo”, trentadue coppie di ritratti, ci stupiscono: un accoppiamento di scultura e fotografia nella volontà di creare nuove immagini in cui prevale la fotografia, la modernità nel luogo della classicità e della scultura e non è una beffa ma uno studio accurato nella scelta dei personaggi illustri per modificarli in nuovi, adeguati all’accoppiamento per la creazione di un nuovo alludente personaggio Ed è uno studio attento e accurato anche nella tecnica che ha raggiunto il massimo delle possibilità creative della Fotografia.
Già nel 2015, dopo una serie di fotografie stampate al Mann, il suo alter ego Adriano Meis intervistava Gianluigi Gargiulo sulle fotografie in mostra dal titolo “Latenze”, latenti rispondeva l’autore sono le immagini non chiare all’occhio umano se prima non hanno subito un particolare trattamento chimico. Ed egli dimostrava la molteplicità delle latenze possibili in ogni soggetto.
La fotografia sappiamo quali progressi abbia compiuto dal XVIII secolo a Napoli , dopo che nel 1558 Giovan Battista della Porta lanciò da Napoli la camera oscura che subito i pittori di paesaggio utilizzarono. Da allora fu un perenne progredire e già a Napoli si pubblicava nel 1845 il primo numero de ”L’Album scientifico, artistico, letterario” che citava anche i fotografi. Seguì un fiorire di Studi Fotografici a Napoli tanto che nel 1871 un censimento effettuato dall’Ufficio di Statistica Napoletano individuava in Campania 49 Stabilimenti Fotografici anche se spesso materiali ed apparecchiature giungevano dal Nord-Italia. Ma i progressi a Napoli furono rapidi: si superò rapidamente il problema di riprendere gli oggetti in movimento e dopo mostre, studi e discussioni accademiche in tutta Europa che furono pubblicate in numerosi volumi di “Animl Locomotion” nel 1887 anche a Napoli si pubblicò un “Piccolo Ricettario Fotografico”che dava informazioni, e ne traeva, ai numerosi Studi fotografici sparsi tra via Toledo, via Chiaia e via Monte di Dio. Ecco che quest’arte tuttora progredisce, e addirittura crea nuove strade sintetizzando fantasia, capacità tecnica e intellettuale, manifestando anche tutta l’ironia dell’artista.