I non-farm payrolls non modificano lo scenario di rialzo dei tassi a settembre

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Il Ftse Mib segna +0,26%, il Ftse Italia All-Share +0,26%, il Ftse Italia Mid Cap +0,29%, il Ftse Italia Star +0,34%. Mercati azionari europei incerti in avvio: DAX -0,1%, CAC 40 +0,1%, FTSE 100 -0,6%, IBEX 35 -0,2%. Euro stabile contro dollaro sui livelli della serata di venerdì: EUR/USD al momento oscilla in area 1,0970. Mercati obbligazionari poco mossi in avvio: il rendimento del BTP decennale rispetto alla chiusura di venerdì cede 1 bp all’1,84%, quello del Bund decennale si attesta a 0,67%, -1 bp. Lo spread è stabile a 117. Gli Stati Uniti hanno creato, nel mese di luglio, 215.000 nuove buste paga nei settori non agricoli. Le attese degli analisti si aggiravano intorno a quota 225.000. Rivisti al rialzo i non-farm payroll di giugno a 231.000. Nessuna variazione per il tasso di disoccupazione, al 5,3% mentre la dinamica salariale non ha accelerato. I salari medi orari sono in crescita del 2,1% rispetto a luglio 2014 da 2% registrato in giugno e contro attese a 2,3%. La crescita congiunturale dei salari è stata invece dello 0,2%. Borse asiatiche in netto progresso con Shanghai in evidenza: l’indice CSI 300 ha terminato a +4,54%, mentre a Hong Kong l’Hang Seng segna al momento -0,2% circa. Secondo i dati diffusi dalla General Administration of Custom (l’autorità delle dogane cinesi), in luglio il surplus della bilancia commerciale della Cina è calato oltre le attese a 43,03 miliardi di dollari da 46,5 miliardi di giugno (59,49 in maggio) e contro i 53,25 miliardi del consensus. Nel mese l’export è crollato dell’8,3% contro il 2,8% di progresso registrato in giugno e il declino dell’1,0% atteso dagli analisti. Secondo quanto comunicato dall’Ufficio nazionale di statistica, in Cina i prezzi alla produzione sono calati anche in luglio, quarantunesimo mese consecutivo di declino, segnando una flessione del 5,6% dopo quella del 4,8% di giugno e il declino del 4,6% registrato nei precedenti tre mesi. Il consensus era per un calo del 5%. Si tratta della flessione più marcata dall’ottobre del 2009. Secondo gli analisti la debolezza dell’economia cinese evidenziata da questi dati potrebbe anticipare nuovi stimoli governativi. A Tokyo il Nikkei 225 ha chiuso a +0,41%. L’Ufficio di Gabinetto nipponico ha comunicato il dato relativo all’Economy Watchers corrente, sondaggio che determina la fiducia tra i lavoratori in Giappone in relazione all’attività economica e permette di anticipare la spesa dei consumatori. Nel mese di luglio la lettura segna un progresso a 51,6 punti da 51,0 di giugno ma ben al di sotto dei 53,1 punti del consensus. Nel mese di luglio l’indice della fiducia dei consumatori in Giappone è sceso a 40,3 punti da 41,7 punti di giugno, contro il progresso a 42,2 punti del consensus.

Borse asiatiche

L’ottava si apre in rally per i mercati della Cina continentale, ma complessivamente le Borse asiatiche restano vicine ai minimi di un anno e mezzo, con valute come il ringgit della Malaysia che si indeboliscono ancora e sempre a causa di Pechino. I dati macroeconomici in arrivo dalla Cina non sono confortanti. Da una parte l’ennesimo declino dell’export (il peggiore degli ultimi quattro mesi all’8,3% in luglio) e dall’altra il crollo del 5,6% dei prezzi alla produzione, il più marcato dall’ottobre 2009 (e il quarantunesimo mese consecutivo in flessione), mostrano quanto il rallentamento della domanda di Pechino colpisca il commercio globale e in particolare le economie dei mercati emergenti. “I mercati stanno iniziando a scontare la strutturalmente più bassa crescita in Cina e la fine del cosiddetto super-ciclo delle materie prime”, ha detto a Reuters Yoshinori Shigemi, strategist di JpMorgan Asset Management. Se gli economisti avevano da tempo previsto il rallentamento dell’espansione economica della Cina, gli investitori sono stati presi alla sprovvista dalla port ata della frenata e dall’impatto sui mercati emergenti. Nei sei mesi allo scorso mese di maggio, i volumi del commercio mondiale si sono ridotti di circa il 4% su base annuo, tendenza che non si vedeva dai tempi delle recessioni globali di 2001 e 2009. Shanghai Composite, Shenzhen Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 scambiano tutti in progresso di circa il 5% su aspettative da parte degli investitori per l’ennesimo intervento di stimolo da parte di Pechino. Ottimismo che non ha contagiato Hong Kong, con l’Hang Seng sostanzialmente invariato nella seduta. Seduta positiva invece per Sydney, con l’S&P/ASX 200 che ha chiuso in progresso dello 0,63% al traino soprattutto del settore bancario, che ha recuperato terreno dopo una due giorni da incubo giovedì e venerdì in seguito all’annuncio di Anz Banking Group del piano di raccolta di 3 miliardi di dollari australiani (poco più di 2 mili ardi di euro) di capitale. La mossa è necessaria dopo che l’Australian Prudential Regulation Authority aveva imposto nuove più stringenti regole sulle riserve e delle Big Four del credito australiano Anz è quella il cui capitale è ai livelli più bassi. Anche il dollaro australiano ha segnato un ripresa nei confronti di quello Usa mentre i corsi delle materie prime continuano a essere negativi, a partire da quello del petrolio. Tokyo ha aperto in flessione dopo che i positivi dati sul lavoro in Usa hanno reso sempre più probabile un rialzo dei tassi da parte della Fed già a settembre. A spingere al ribasso il Nikkei sono stati però soprattutto i titoli delle aziende più esposte alla Cina (come quelle del settore siderurgico). Alla fine, però, il Nikkei 225 ha chiuso con un progresso dello 0,41% nonostante dati macroeconomici interni non certo esaltanti. In luglio l’indice della fiducia dei consumatori in Giappone è sceso a 40,3 punti da 41,7 punti di giugno, contro il progresso a 42,2 punti del consensus. Si tratta della seconda peggiore lettura di quest’anno. Il dato è sotto alla soglia di 50 punti, che separa fiducia da pessimismo, dal marzo 2006. A Seoul invece il Kospi ha segnato un declino dello 0,35% alla fine delle contrattazioni.

Borsa Usa

A New York i principali indici hanno chiuso l’ultima seduta dell’ottava in ribasso. Il Dow Jones ha perso lo 0,27%, l’S&P 500 lo 0,29% e il Nasdaq Composite lo 0,26%. I solidi dati sull’occupazione forniti in giornata hanno rafforzato le probabilità di un aumento dei tassi di interesse da parte della Fed già a settembre. A pesare inoltre sono state le vendite sul settore energetico. Nell’arco dell’intera settimana il Dow Jones ha perso l’1,79%, l’S&P 500 l’1,25% e il Nasdaq Composite l’1,65%. Il tasso di disoccupazione nel mese di luglio si attesta al 5,3%, in linea con le attese e con la rilevazione precedente. I nuovi occupati del settore non agricolo (Nonfarm Payrolls) si attestano a 215 mila unità, a fronte di un consensus a 223 mila unità e di una rilevazione precedente a 231 mila unità (223 mila unità la lettura precedente). Sul fronte societario Nvidia +12,37%. L’utile per azione adjusted del produttore di schede grafiche nel secondo trimestre ha superato nettamente le attese a 0,34 dollari contro i 11 centesimi indicati dal consensus. Exxon Mobil -1,56%. Il prezzo del petrolio (Wti) ha chiuso in ribasso dell’1,77% a 43,87 dollari al barile. Sotheby’s -7,48%. La casa d’aste ha annunciato una trimestrale in calo e inferiore alle attese. L’utile è diminuito a 67,6 milioni di dollari da 77,6 milioni dello stesso periodo di un anno prima. I ricavi sono calati dell’1% a 332 milioni mentre l’Eps adjusted si è attestato a 1,04 dollari. Gli analisti avevano previsto un Eps di 1,26 dollari su ricavi per 342 milioni. Groupon -5,34%. Il sito di sconti e promozioni ha chiuso il secondo trimestre con un utile di 109,1 milioni di dollari contro la perdita di 22,9 milioni dello stesso periodo di un anno prima. I ricavi però sono aumentati meno del previsto a 738,4 milioni da 716,2 milioni (consensus 740 milioni). Delude inoltre l’outlook per il trimestre in corso; la società stima un giro d’affari compreso tra 700 e 750 milioni mentre gli analisti avevano indicato 756 milioni. American Express +6,55%. Secondo Bloomberg, il fondo attivista ValueAct avrebbe investito un miliardo di dollari nel gigante delle carte di credito.

Europa

Le principali Borse europee hanno aperto la prima seduta della settimana in rialzo. Il Dax30 di Francoforte guadagna lo 0,4%, il Cac40 di Parigi lo 0,3%, il Ftse100 di Londra lo 0,05% e l’Ibex35 di Madrid lo 0,1%. Più tardi, alle 10,30 ora italiana, sarà diffuso l’indice Sentix di agosto. Il consensus stima un miglioramento del clima di fiducia nell’economia tra analisti e investitori della zona euro. Tra i singoli titoli Air France-KLM -0,1%. Il traffico passeggeri della compagnia aerea è aumentato a luglio del 2,4% a 8,9 milioni di unità. Altice -3%. La casa madre di Numericable ha annunciato il trasferimento della sede da Lussemburgo ad Amsterdam.

Italia

Avvio positivo per Piazza Affari anche se in leggero ritardo: le contrattazioni sono infatti p artite alle 09:30 a causa di un problema tecnico sulla piattaforma di negoziazione. Bene i bancari con l’indice FTSE Italia Banche a +0,7%: in evidenza Banco Popolare (+2,7% a 15,87 euro) grazie a Equita che alza il target a 16,80 euro. Acquisti anche su Credem (+2,1%) dopo i dati del primo semestre: raccolta +11,3% a/a a 66,6 mld€, raccolta gestita +12,7% a/a a 22 mld€, utile netto +20,6% a/a a 119,4 milioni di euro. Bel progresso per Saras (+2,9% a 2,13 euro) con Kepler Cheuvreux che alza il target del titolo da 2,20 a 2,70 euro. Piazza Affari chiuso l’ottava in ribasso, venerdì scorso, in attesa degli importanti riscontri sul mercato del lavoro Usa di luglio. Dati che gli investitori hanno legato in ogni caso alla tempistica sul rialzo dei tassi da parte della Fed. Chi invece si è espressa sui tassi è la Bank of England che ha fatto sapere che il costo del denaro, fermo allo 0,5% dal marzo 2009, non verrà toccato prima del 2016. Annuncio che ha fatto scivolare la sterlina nei confronti di euro e dollaro Usa. Dopo aver perso circa il 19% nelle prime tre sedute dopo il lungo stop forzato, la Borsa si Atene venerdì è rimbalzata con un progresso del 3,5% favorita dal recupero dei titoli bancari. A Piazza Affari l’indice Ftse Mib ha chiuso con un ribasso dello 0,42% a 23.881 punti. Debole Telecom Italia (-1,84% a 1,221 euro) alla vigilia dei conti trimestrali che verranno diffusi domani prima dell’apertura del mercato. Ieri sera il gruppo tlc ha annunciato l’accordo con Mediaset che permetterà ai clienti Tim di accedere ai contenuti “premium” del Biscione. Ma la notizia del giorno nel mercato italiano delle telecomunicazioni è stata senza dubbio la fusione tra Wind, controllata di Vimpelcom, e 3Italia, sussidiaria di Hutchinson Whampoa. Dalle nozze nascerà un colosso della telefonia mobile che può contare su una base di oltre 31 milioni di clienti. Tenaris ha perso l’1,14% a 11,21 euro dopo aver chiuso il secondo trimestre con un utile pari a 72 milioni di dollari, in deciso calo rispetto ai 420 milioni dello stesso periodo dello scorso anno. I ricavi sono scivolati del 30% a 1,87 miliardi. Nel periodo aprile-giugno il risultato operativo di Tenaris ha accusato una contrazione dell’80% a 111 milioni rispetto ai 549 milioni di un anno prima. La società si attende nel terzo il trimestre un’ulteriore calo dei ricavi. A Piazza Affari sono rimasti deboli viaggiano anche gli altri titoli legati al petrolio, con il Wti tornato sotto 45 dollari al barile: Eni ha ceduto lo 0,86%, mentre Saipem è arretrato dello 0,12%.


I dati macro attesi oggi

Lunedì 10 agosto 2015

01:50 GIA Saldo partite correnti giu;

07:00 GIA Indice fiducia consumatori lug;

07:00 GIA Indice fiducia Economy Watchers lug;

10:30 EUR Indice Sentix (fiducia investit ori) ago.