Il destino dell’uomo solo al comando

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1.
Si intestano successi e sconfitte. Si accapigliano in analisi, e controanalisi, surreali. Ai tempi del partito “liquido”, il Cavaliere vinceva alle elezioni politiche e regolarmente veniva sconfitto in quelle locali, perché, si diceva, il suo partito non era “radicato” sul territorio. Dopo quasi 25 anni dalla sua “discesa” in campo, il fu Cavaliere “risorge” proprio in occasione di elezioni locali. E si intesta la vittoria. Matteo Renzi si tiene alla larga dalla campagna elettorale. Ostentatamente, si dedica ad altro, eppure viene investito dall’onda dell’insuccesso, che a lui viene attribuito. All’interno ed all’esterno del PD. In Campania, solo esemplificare, ma anche in Puglia, non si fa proprio vedere, da tempo peraltro, ed il Pd ottiene un successo notevole. Il Movimento 5 Stelle, da tutti viene ritenuto sconfitto, salvo che da sé stesso e dai suoi leader, che cantano vittoria per aver conquistato la miseria di 8 comuni di livello medio-basso. La verità: nella maggior parte dei casi, Genova-La Spezia-Pistoia comprese, il risultato risponde a logiche locali ed alla “qualità” dei candidati. Non a caso a Padova, in una “marea” di Comuni conquistati dal centro-destra, vince il PD, come pure in Campania, versante antichi democristiani, sicuramente bravi a raccattare voti e preferenze. Magari non voti “politici”, perché in quel caso ci vorrebbe la Politica, mentre loro sono sempre bravi nella gestione. Senza dimenticare che tutto questo riguarda un elettorato, che va sempre più assottigliandosi, riducendosi a percentuali minime in occasione dei ballottaggi. Talchè verrebbe da dire che vanno a votare, e si schierano, perlopiù quegli elettori che sono in qualche modo personalmente “interessati”. Con buona pace della Democrazia e del suo valore. Il risultato di queste elezioni, questa è la verità, è un buon “pretesto” per scaricare polemiche e regolare conti nei rispettivi schieramenti. Le cronache di questi giorni danno conto di tutto questo, evidenziando quanto è chiaro a tutti: gli schieramenti non si compatteranno e le somme si tireranno solo dopo le elezioni, che ormai, così certamente vogliono PD-FI-5 Stelle, si svolgeranno con il sistema proporzionale. E, per parlare del PD, Matteo Renzi non vorrà fare alleanze con nessuno, né alla sua destra, né alla sua sinistra, salvo che con coloro che preventivamente si dichiarano a favore del suo ritorno a Palazzo Chigi. E così anche il nobile tentativo di Romano Prodi, il fondatore del PD, che, ambiziosamente, ma anche imprudentemente, voleva “fondere” le culture comunista e democristiana, è stato brutalmente stroncato da Renzi, nonostante lo stesso Prodi lo avesse riconosciuto unico interlocutore nel PD ed avesse escluso (Renzi non gli avrà creduto!) ogni ambizione personale. E così Renzi, come tutti “gli uomini soli al comando”, andrà incontro al suo destino, senza nessuna possibilità di “resipiscenza”. Lo ha fatto, il 4 dicembre al referendum, lo farà alle politiche del 2018. E non è detto che perda di sicuro, perché il meccanismo sarà diverso rispetto a quello del referendum: con un’Italia tripolare, PD-FI-5 Stelle, se non “quadripolare”, con l’aggiunta della Lega, tutto può essere possibile. Non solo le larghe intese. Con buona pace di ogni ragionamento identitario, che dovrebbe tendere a recuperare coloro che si astengono, perché non si riconoscono in nessuna delle proposte politiche in campo.

2.
Voglio esprimere il mio apprezzamento per l’Ischia Film Festival, sia per la proposta tematica, quella della valorizzazione dei luoghi, sia per la “qualità” dei protagonisti, fra i quali mi piace citare, ma non dimentico gli altri, John Turturro ed il suo splendido “Passion”. Un autentico affresco di Napoli: della città e di uno spaccato della sua Storia e della sua Cultura. Tutto questo in quello strepitoso “scrigno”, che è il Castello Aragonese. Complimenti!
Franco Iacono