L’interesse della diplomazia italiana per i negoziati tra Russia, Iran e Turchia

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In foto Sergey Nurtayev, ambasciatore del Kazakhstan in Italia

L’Ambasciata del Kazakhstan di cui S. E. l’Ambasciatore kazako in Italia Sergey Nurtayev , annuncia che sono iniziati il 28 novembre ad Astana, in Kazakhstan, gli attesi negoziati politico-militari sulla Siria tra Russia, Iran e Turchia, i paesi che dal 2017 si spartiscono le regioni occidentali del martoriato paese in guerra. I colloqui, durati due giorni si sono concentrati sulla tregua in vigore nella regione di Idlib, e vi hanno partecipato anche delegazioni del governo siriano e delle opposizioni in esilio. Così come è stato inviato il mediatore Onu per la Siria, Staffan De Mistura, sul procinto di lasciare l’incarico al suo successore, Geir Pedersen. In precedenza, da Ginevra avevano riferito che l’incontro di Astana sarebbe stato il primo a cui avrebbe partecipato Pedersen, mentre al tavolo in Kazakhstan siede ancora, per l’ultima volta come inviato speciale Onu, il navigato diplomatico italo-svedese.
Gli Stati Uniti, che hanno preso parte come osservatori ad alcuni precedenti incontri di Astana, non partecipano alla riunione. La Giordania, che condivide con la Siria un lungo tratto di confine, siede al tavolo c. La delegazione dell’opposizione siriana ha partecipato ad Astana come riferisce ad AsiaNews Ayman Al Asmi, portavoce stampa delle opposizioni armate siriane, affermando che i membri della delegazione dell’opposizione rappresentano alcune fazioni presenti ad Idlib, come pure delle zone dello “Scudo dell’Eufrate” ed Afrin. Per Al Asmi, la situazione di Idlib è sensibile ed è nel cuore di tutti i partecipanti. Siamo arrivati insomma al nuovo round di colloqui di pace nella capitale kazaka , che viene definito la “Piattaforma di Astana”, composta da Russia, Turchia ed Iran con la partecipazione delle Nazioni Unite, in qualità di osservatore. Questa volta vi è anche la Giordania. Gli Stati Uniti come sempre non partecipano a questi colloqui. L’incontro avviene subito dopo gli ultimi gravi attacchi all’arma chimica contro zone dell’hinterland aleppino, sotto il controllo di Damasco, e la replica russa che ha bombardato le zone dell’opposizione armata siriana da dove, secondo Mosca, sarebbero stati lanciati i missili portatori di veleni chimici. In un comunicato ricevuto da AsiaNews, l’opposizione armata siriana ha negato ogni responsabilità nell’uso di armi chimiche, puntando il dito contro Al Hader, una zona controllata dalle milizie sciite pro iraniane e filo-governative. Sia l’opposizione che il governo siriano hanno chiesto che venga istituita una commissione d’inchiesta internazionale indipendente per far luce su questo crimine contro l’umanità. Dal ministero kazako degli esteri sono trapelate poche notizie sulle materie e l’agenda in discussione. Secondo molte fonti, a tema non ci sarà la composizione della Commissione per la redazione della nuova Costituzione siriana, a cui è interessato Staffan De Mistura, che lascerà il proprio incarico alla fine di quest’anno. Su questo punto vi è disaccordo sul far entrare o no una lista della società civile come terzo gruppo neutrale, accanto a un terzo di membri del governo ed un terzo dell’opposizione. Da fonti consultate da AsiaNews, si e’ parlato soprattutto della situazione di Idlib, dove sono concentrati oltre 4 millioni e mezzo di persone, diventata l’ultima roccaforte di miriadi di gruppuscoli armati e di mercenari dell’opposizione e dei loro familiari, venuti da mezzo mondo. Al cessate-il-fuoco in atto, si pensa di far seguire zone demilitarizzate e di demarcazione, il ritiro dell’opposizione armata estremista ed integralista, per lasciare infine spazio all’opposizione civile. La questione è delicata perché si vuole evitare che le truppe dell’esercito siriano vadano avanti nel loro progetto di uso della forza armata per far tornare in seno alla patria questa zona rimasta fuori del controllo di Damasco. L’opposizione siriana in Turchia ha dichiarato ad AsiaNews che i membri dell’opposizione intendono insistere sul continuare gli scambi di prigionieri e detenuti fra opposizione e governo. Un primo passo in questo senso è avvenuto giorni fa quando 20 prigionieri delle fazioni armate dell’opposizione siriana sono stati rilasciati in cambio di 10 prigionieri liberati dai campi di detenzione dell’opposizione nella zona di Aleppo, alla presenza della Mezzaluna rossa siriana.