Rosaria offende i napoletani De Luca (giustamente) sbotta

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Il curriculum vitae della cattocomunista Rosaria Bindi è colmo di “uscite” estemporanee e presunto-roboanti che hanno contribuito a garantirle per decenni una poltrona in Parlamento. Ma affermare che la camorra è “parte costitutiva” della società a Napoli e in Campania è davvero troppo da sopportare anche se detto da una finta mezza monaca come sembra voler apparire Rosaria. Non è il caso di ricorrere alla storia ricordando che la mafia siciliana accolse con le fanfare Giuseppe Garibaldi e che la camorra napoletana favorì, sostenne e scortò il “liberatore” al suo ingresso a Napoli. Un pilastro dunque per l’unità d’Italia senza il quale l’invasore piemontese non avrebbe avuto vita facile. Ma questi “particolari” la storiografia ufficiale, scritta dai vincitori, li ha nascosti. Se le cose avessero preso piega diversa e le cancellerie europee di quel tempo, quella francese in testa, non avessero decretato la fine del Regno delle Due Sicilie la Bindi starebbe ancora pascolando nelle terre del nord. E invece, dimentica che le organizzazioni malavitose allignano a Milano come a Roma, a Brescia come a Bergamo, a Padova come a Venezia, a Torino come a Genova, Rosaria offende un intero popolo sostenendo, in pratica, che è nel dna dei campani il gene camorristico. Non so per quali oscuri motivi il presidente della commissione Antimafia si sia spinta oltre ogni limite consentito, probabilmente non è secondaria ragione la lotta interna al Partito Democratico tra l’ala più moderata e gli ex pidiessini che sono ormai vicinissimi alla rottura definitiva. Essendo la Bindi una che sicuramente in futuro Matteo Renzi avrebbe mandata in pensione tenta di conquistare le pagine dei giornali sparando sui campani governati da Vincenzo De Luca che Rosaria iscrisse a maggio scorso nella lista degli impresentabili. Non ha tardato a replicare l’Imperator Vincenzo: “un’offesa sconcertante” ha commentato ed io stesso lo sottoscrivo con convinzione. Al coro di proteste antiRosaria si sono iscritti in molti ad eccezione dell’ex presidente della Regione Stefano Caldoro. Ma è naturale, è il gioco delle parti. Se a governare fosse ancora lui avrebbe avuto, a nostro avviso, posizione diversa. Che il fenomeno camorristico conviva con il tessuto sociale ed economico della nostra regione è un dato inconfutabile. Che la malavita organizzata sia permeata nel sistema economico del Paese è altrettanto vero. Ciò posto, limitarsi alla denuncia di una conditio serve a poco. Connaturarlo ad una realtà locale è abnorme ed ingiusto. Rosaria Bindi è un parlamentare di lungo corso, forse anche troppo lungo, quale è la percentuale delle sue responsabilità rispetto a tutto questo?