Scuole in Campania, centralino per gli screening in tilt: la riapertura è già in bilico

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La riapertura delle scuole in Campania, seppure solo per Infanzia e prima classe della Primaria, è già in bilico. I segnali sono tutti negativi e, stavolta, c’entrano poco i contagi. La confusione regna sovrana e in queste condizioni diventa impossibile ripartire con quella organizzazione minima che, soprattutto di questi tempi, sarebbe necessaria. Il numero verde per la prenotazione degli screening volontari di alunni e familiari conviventi è andato immediatamente a farsi benedire. Alla fine della mattinata del 17 novembre sono già decine le segnalazioni di malfunzionamento: in pratica il numero risulta sempre occupato o, se libero, squilla senza che nessuno risponda. Gli stessi esami sono volontari solo a parole, perché secondo quanto apprende ildenaro.it da fonti della Regione e dell’Ufficio Scolastico della Campania nei fatti rappresentano il vero metro di misura per riaprire i cancelli il 24 di novembre. Dall’assessorato regionale all’Istruzione, retto da Lucia Fortini, non arrivano commenti ufficiali ma filtra quella cautela tipica di chi guadagna tempo per non dire come stanno veramente i fatti. Nel frattempo gli alunni della Campania sono praticamente assenti dalle aule, fatta eccezione per una quindicina di giorni, da marzo scorso. Nove mesi sottratti alla loro educazione. E la Dad, stando sempre alle segnalazioni che giungono da più parti, invece di essere una soluzione si sta rivelando uno strumento discriminatorio: le famiglie meno abbienti sono del tutto escluse da questa forma di didattica, sia per la mancanza di un computer sia per l’impossibilità di dotarsi di una costosa connessione. Ma né il Governo né la Regione fin qui sono stati in grado di offrire alle famiglie un sostegno adeguato. Il bonus statale di 500 euro per la connessione è del tutto insufficiente e lo stesso si può dire del contributo regionale (stesso importo) della scorsa primavera, che a stento era sufficiente per acquistare un pc di bassa qualità e che non ha risolto il problema delle famiglie che hanno più di un figlio in età scolastica e, con un solo computer a disposizione, devono decidere chi escludere dalla didattica.
Caos sindaci
Ad accrescere la confusione ecco i provvedimenti dei sindaci. In mattinata Vincenzo Sessa, sindaco di Fisciano (Salerno), ha emesso un’ordinanza che dispone la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado fino al 7 dicembre. Quindi anche l’ordinanza del presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, fa la stessa fine del decreto del presidente del consiglio dei ministri: superata da un atto di rilevanza ancora più locale eppure non contestabile. L’azione di Sessa apre un precedente che potrebbe essere presto preso ad esempio da altri sindaci.
Le mille direzioni della politica
Il ministro Lucia Azzolina, incontrando in diretta online alcuni genitori del Coordinamento Scuole Aperte di Salerno, ha manifestato il suo appoggio e spiegato che “come ministro posso fare poco, la competenza sul territorio è degli amministratori locali e quello che decidono vale più di qualsiasi mio atto”. Una resa. Sempre il 17 novembre, intanto, il segretario nazionale del Psi e già consigliere regionale della Campania, Enzo Maraio, ha fatto sapere che “il prezzo più alto della pandemia lo stanno pagando gli studenti, bisogna riaprire subito le scuole”.
Sindacati contro i genitori No Dad
Nel corso dell’ultima riunione organizzata presso l’assessorato regionale all’Istruzione tutti i sindacati presenti (Cgil, Cisl, Anief) hanno manifestato la loro propensione per la chiusura totale delle scuole, definendo la Dad uno strumento innovativo che ben sostituisce la didattica in presenza. Secondo uno dei presenti addirittura il rappresentante del sindacato Gilda si è scagliato in maniera violenta contro i genitori che hanno attuato la protesta degli zainetti e altre forme di contestazione alle ordinanze della Regione. Nessun rappresentante delle famiglie era presente e questa circostanza la dice lunga su tutta la filiera politica e organizzativa. Gli unici a schierarsi dalla parte delle famiglie, sempre stando alle informazioni che abbiamo appreso, sono stati i Cobas.